POVERA ITALIA

 

E’ un amico di scuola elementare. Ricordo solo il cognome: Laperchia. Uno di quelli di cui perdi ogni traccia e poi te li ritrovi in fila alle poste. Infatti, sono in un ufficio postale, affollato e Laperchia sta sbraitando. Ha una valigetta di pelle consunta, probabilmente stracolma di raccomandate da spedire per conto di chissà chi e strepita che il tempo è denaro. Non ci parliamo da trent’anni ma si rivolge a me con la stessa aria di complicità di quando eravamo in prima elementare addossati sul banco. Mi chiede se trovo normale che dietro lo sportello ci sia questa donna lenta ed imbranata che dovrebbe stare a casa a preparare il ragù. Poi esorta l’impiegata/casalinga dell’ufficio postale, sottolineando ancora quanto sia prezioso il suo tempo e che non si è recato alle poste per giocare. La signora ribatte che anche lei non sta giocando ma Laperchia sostiene che sia stata assunta per opera dello spirito santo da qualche democristiano. Me lo sussurra come un cospiratore. Potrei dirgli che la DC non esiste più ma mi rendo conto che non è affatto cosi’ ed allora taccio. Laperchia sospira ed esclama: “povera Italia”.

Effettivamente  la fila è lunga e disordinata. Sembra che sia saltato il sistema della prenotazione. Sul pavimento c’è un prato bianco di talloncini ormai privi di funzione. Laperchia sembra indemoniato e con sguardo indignato mi fa cenno di guardare l’impiegata. Devo riconoscere che la signora sta guardando il computer della propria postazione come fosse un oggetto misterioso e la pratica sulla quale si è inceppata deve sembrarle la Stele di Rosetta. Purtroppo lei non sembra avere le conoscenze e l’acume di Champollion. Laperchia ritiene che sia personale non formato, gente che fino al giorno prima consegnava la posta. Insomma, a quanto pare, oggi per lui è la giornata delle raccomandate, in tutti i sensi. L’impiegata si alza e lascia la sua postazione, forse alla ricerca di un egittologo.

Laperchia  attribuisce questo allontanamento ad una necessità fisiologica. Ovviamente lo dichiara ad alta voce: “Adesso va pure a pisciare!”

“Forse è saltata la linea” ipotizza una pallida ragazza. Ma Laperchia ha la soluzione anche per questa evenienza e la espone. Lui infilerebbe due elettrodi nella testa dell’impiegata, e li collegherebbe, facendoli passare attraverso i computer, all’alta tensione. “Cosi’ vediamo se non c’è la linea” conclude, come un novello Dott. Frankenstein.

Laperchia si rivolge nuovamente a me , il suo compagno di classe ritrovato, e mi ripete che non può permettersi di perdere tutta la mattinata in questo ufficio postale del cazzo. Il direttore dell’agenzia, presumo, si avvicina a Laperchia e scopro che l’impiegata non era andata al bagno ma a chiedere rinforzi. Il probabile direttore, cercando di conservare un sorriso istituzionale, chiede al mio ex amico di classe di calmarsi e se può essergli di aiuto. Laperchia, dopo aver dato della tartaruga all’impiegata, riafferma che il suo tempo è denaro e che è in attesa da quasi un’ora. Non conosco la valuta del tempo di Laperchia, non spetta a me. Posso ipotizzare che Laperchia abbia perso, fino a questo momento, 25/30 euro.

Quando finalmente arriva il mio turno allo sportello, che corrispondeva alla lettera A, prima dell’ammutinamento del sistema, Laperchia  sta strepitando che non funziona niente in questo Paese e che il suo tempo è prezioso a beneficio di quei pochi che in questo ufficio postale non lo abbiano ancora capito.

Finalmente sono fuori dall’ufficio postale. L’aria, per quanto afosa, mi conforta. Pochi metri e mi raggiunge Laperchia. Non ci parliamo da trent’anni ma continua a parlarmi in tono confidenziale. Dice che tornerà a spedire le sue raccomandate quando ci sarà meno confusione, e poi, ha mandato al diavolo il direttore. Mi chiede in rapida successione come sto, se sono sposato, se ho figli, come va il lavoro e mi invita a prendere un caffè. Il piccolo bar all’angolo è gremito di gente. Memore di quanto sia prezioso il tempo dell’amico ritrovato propongo un altro bar. Laperchia mi risponde testualmente:“e che problema c’è…hai problemi?…Io non ho da fare un emerito cazzo!”

Povera Italia, penso.

 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.