Quanto rende la cultura?

Nel perdurare della crisi economica che il mondo sta attraversando, bisogna dire che comincia a venir fuori qualcosa di confortante. Come il fatto che appare sempre più chiaro a tutti che non è vero che la situazione sia del tutto disperata e senza sbocchi. Le vie d’uscita ci sono eccome e sbocchi possono essere per esempio quelli dell’educazione, dell’istruzione, della cultura.

Si dice che in momenti critici come questi non sia conveniente investire i propri risparmi, ammesso che qualcuno abbia dei risparmi. Ma questo non è del tutto vero. Studiando l’andamento dei rendimenti, si può scoprire per esempio che c’è un settore nel quale gli investimenti rendono sempre: l’educazione. Certo, educare i figli, da un altro punto di vista, non rende; perché un figlio non restituisce materialmente ai propri genitori i soldi che essi hanno investito per farli andare a scuola. Nonostante ciò, bisogna riconoscere che quei soldi che i genitori hanno investito hanno reso meglio di qualsiasi titolo. Nella storia, gli investimenti nell’educazione hanno reso sempre, anche nei momenti più critici; forse, soprattutto nei momenti di crisi economica.

Passando poi a considerare quale sia il vantaggio economico che la società intera ricava dagli investimenti nell’educazione e nella cultura, ci troveremmo di fronte a risultati impressionanti. Al livello di istruzione delle giovani generazioni sono legati importanti fattori di crescita economica dei paesi. C’è una relazione molto stretta tra istruzione, cultura, e produttività. A un livello più alto di istruzione scolastica corrisponde sempre un PIL più alto e, più in generale, i fattori che determinano il benessere di una società: equilibrio demografico, rispetto dei diritti umani, cura dell’ambiente, equità nella distribuzione del reddito, libertà politiche.

L’argomento, come è facile immaginare, è molto dibattuto. C’è chi ritiene che la crescita economica non sia un effetto dell’istruzione, ma una causa. Cioè, si studia di più perché si hanno più soldi per studiare. E a questo proposito qualcuno ha osservato che il fatto che ci sono più palestre in un paese ricco non significa che fare palestra fa aumentare il PIL. Non è facile parlare di questi argomenti in poche righe. Ma sul settimanale Internazionale, l’ex ministro Tullio De Mauro ha scritto recentemente: «Nei paesi dell’Ocse i più alti redditi di diplomati e laureati si traducono in maggiori ricavi e contributi fiscali. Nella loro vita di lavoro i maschi rendono agli stati centomila dollari, le donne sessantamila, tre e due volte più della spesa richiesta per istruirli».

E questo è un fatto. Come deve far riflettere che proprio negli stessi paesi industrializzati il prodotto interno lordo ha cominciato sia pur timidamente a crescere salvo in Italia. Guarda caso proprio il paese in cui si investe meno, per non dire “niente”, nella scuola.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.