(RI)DIMENSIONALIZZAZIONE

 

“Adesso basta… di questo 3D non se ne può davvero più!”. E’ ciò che ho bofonchiato subito dopo l’ultima tortura cinematografica tridimensionale a cui consapevolmente, e quindi masochisticamente, mi sono sottoposto: Captain America. Il primo vendicatore. In realtà l’elenco è lungo perché, andando a ritroso, c’erano stati Transformers 3, Cars 2, Pirati dei Caraibi. Oltre i confini del mare, Tron Legacy, Megamind, Sanctum. Insomma una colpevole coazione a ripetere!

E allora mi sono guardato bene dal rifare l’errore con Harry Potter e i doni della morte. Parte 2. Per la prima volta nella mia città – ma premetto che la mia città non fa testo per tante cose che altrove sono la norma – ho potuto decidere di vedere lo stesso film in versione 3D o 2D. E, ovviamente, ho scelto il 2D!

La mia decisione in realtà è emblematica di quello che sta accadendo ultimamente nelle sale cinematografiche, non solo italiane. Il pubblico dei blockbuster sta spostando le proprie scelte verso la fruizione di un cinema d’intrattenimento senza occhialini, alla vecchia maniera insomma, con la variante positiva di non avere più rigature sulla pellicola, salti di fotogramma o fuori quadro dato che la proiezione che giunge sullo schermo è digitalizzata.

Come mai, allora, il pubblico preferisce il 2D? Il 3D è già destinato a scomparire a soli due anni dal suo exploit?

Facciamo un passo indietro. Tutto è cominciato, lo ricorderete, con Avatar (subito ribattezzato dal sottoscritto, abituato a storpiare i titoli dei film dimenticabili, cacAvatar, ovvero una baracconata che sacrifica l’emozione della narrazione sull’altare della messa in scena tridimensionale; ma questa è una mia modesta opinione e chiudiamola qui… ), il primo blockbuster girato in stereoscopia senza badare a spese, costato anni di lavorazione, campione d’incassi stratosferici e bla bla bla. Insomma il film che nel 2009 ha portato la rivoluzione nelle sale di tutto il mondo. In Italia gli esercenti cinematografici avevano fatto la corsa al rinnovamento dei propri sistemi di proiezione, adeguandosi al trend mondiale, per non farsi trovare impreparati all’avvento di quel film che da noi (e in Giappone) uscì con qualche mese di ritardo rispetto a tutto il resto del mondo e che, innegabilmente, ha segnato un turning point epocale nella storia del Cinema.

Da allora non c’è stata più tregua! Con scadenze prima diradate, poi sempre più assidue, è stato un susseguirsi di film in 3D di cui però non se ne ricordano molti all’altezza di Avatar che, per quanto da me mal criticato, è indubbiamente un film avvincente per quel genere di spettatore poco interessato al contenuto a favore della forma.

All’inizio, quindi, il suddetto spettatore ha famelicamente affollato le sale credendo di cibarsi di prelibati manicaretti tridimensionali ignaro invece di sorbirsi gli avanzi di cucina. Perché tali sono stati Scontro tra Titani o L’ultimo dominatore dell’aria, 3D malamente postprodotti premiati però da milioni di dollari di incasso grazie all’onda lunga del successo di Avatar. Responsabili di questa manovra, ovvero dei processi di “dimensionalizzazione” in postproduzione (che nei due film appena citati ricordo come molto scadenti per non dire truffaldini), sono gli executive degli Studios hollywoodiani. Piccola parentesi per i non addetti ai lavori: l’executive è quella strana figura mitologica a metà tra l’uomo e il piranha che a Hollywood ha il potere incontrastato di plasmare la forma di un blockbuster o di un film mainstream; in altri termini, quello che tu spettatore vedi al cinema è ciò che lui ha deciso di farti vedere (per un approfondimento sull’argomento guardare con attenzione I Protagonisti del compianto Robert Altman). Gli Studios, quindi, fiutando l’affare hanno delegato gli executive affinché ottenessero il massimo profitto con il minimo investimento; per cui ecco venir fuori 3D modestissimi come Alice in Wonderland o peggio ancora robaccia come I fantastici viaggi di Gulliver con risultati alterni al box office. La qualità è stata mediamente migliore per i cartoni animati (Rapunzel. L’intreccio della torre o Rio, ad esempio) con l’aggravante però che, essendo il pubblico dei cartoni animati composto maggiormente da bambini che a cinema ci vanno accompagnati dai genitori, il peso della maggiorazione del prezzo del biglietto dei film in 3D si moltiplica per il numero dei membri dell’intero nucleo familiare facendosi sentire in modo consistente.

Mettete insieme questi due elementi – film girati in maniera canonica e poi resi tridimensionali in fase di postproduzione con risultati, il più delle volte, deludenti; il discutibile sovrapprezzo del biglietto di ingresso alla visione di un film in 3D – con un terzo elemento, forse dalla valenza più soggettiva ma non meno importante, come il fastidio alla vista causato dalla fruizione del film per mezzo dei famigerati occhialini (quanti di voi non sono mai usciti dalla sala con gli occhi arrossati, o affaticati, o comunque provati da una visione in 3D?) e capirete come mai stia avvenendo l’inversione di tendenza cui accennavo sopra: la percentuale di incassi realizzati da film sia in 3D che in 2D si sta gradualmente spostando a favore di quest’ultimo.

Per i denigratori del 3D, come il sottoscritto, si tratta però di una vittoria di Pirro. Ho ragione di credere che questa battuta d’arresto sia purtroppo momentanea. Gli investimenti fatti nel settore sono stati ingenti e le novità tecnologiche che attualmente si stanno sviluppando non sono da meno: la compagnia di James Cameron, ad esempio, sta producendo cineprese per stereoscopia sempre più leggere. Lo stesso Cameron, in riferimento alla stereoscopia, ha detto più volte che il pubblico va educato riferendosi all’idea di abituare lo spettatore a non aspettarsi cose che gli volano addosso ma a dargli la sensazione di guardare un mondo in tre dimensioni affacciandosi alla finestra dello schermo. L’intenzione è lodevole ma al momento ho l’impressione che abbiamo a che fare solo con oggetti che ci volano addosso!

La nuova stagione cinematografica è ormai alle porte. Conan the Barbarian e Kung Fu Panda 2 sono i nuovi apripista 3D (+2D). Ma nell’era dei 3D quantomeno discutibili si spera di vedere qualche barlume di autorialità che faccia sperare in un approccio più serio alla tridimensionalità. Sono infatti annunciati in autunno Le avventure di Tin Tin. Il segreto del liocorno di Spielberg e Pina di Wenders; più in avanti La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Scorsese e Lo schiaccianoci di Konchalovskij. Tutti autori che hanno sempre saputo adattare l’innovazione ai tratti distintivi del loro cinema. Staremo a vedere. Ciò che, al contrario, mi lascia alquanto perplesso è l’intenzione annunciata dagli Studios di “dimensionalizzare” classici quali Il Re Leone, Titanic e la saga di Guerre Stellari. Mah…!? Siete proprio sicuri che volete rivedere Jack e Rose che si sporgono verso di voi con la prua del Titanic che esce fuori dallo schermo mentre Celine Dion canta “My heart will go on”?

Roberto Linzalone

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.