Ritratti di famiglia in interno ed esterno

 

 

I film sono tutti figli uguali, vi risponderà il regista alla domanda “quale film preferisci tra quelli che ha girato’”. Per dare alla luce un figlio, bastano un uomo e una donna (e come sappiamo non è necessario che l’uomo sia necessariamente presente). Per fare un film ci vuole una grande famiglia. Sicuramente il produttore e il regista ricoprono il ruolo dei genitori ma è indispensabile che ci lavori una famiglia allargata. Rispetto poi ad un vero e proprio nucleo familiare, quello del film, deve, perlomeno per il periodo delle riprese, trovare armonia e intesa perché il risultato sia felice. Poi, chi lavora in questo settore lo sa, la famiglia del cinema spesso si disperde facilmente ed irrimediabilmente (1).

Il film è figlio di una equipe, di un nutrito gruppo di “parenti” che si congiungono per un periodo di qualche settimana, dividendosi tutto, proprio come tra familiari, ognuno mettendo a disposizione la proprie peculiarità e professionalità. Di solito, chi, in questo gruppo di famiglia (in interno ma frequentemente anche in esterno), beneficia, a livello di visibilità e quindi di popolarità è l’attore ed il regista. Se infatti vi chiedessi di citarmi, nei prossimi tre secondi, il nome di un fonico, di un costumista e forse anche di uno sceneggiatore molti di voi non riuscirebbero ad appagare la mia richiesta. Raramente, fa eccezione il direttore della fotografia (2). Ce ne sono alcuni abbastanza popolari ma si contano sulle dita di una mano, quando la usiamo per significare “vittoria”. Una figura piuttosto trascurata è quella dello scenografo. Ditemi il nome di due scenografi? (è solo un giochino per rendere interattivo l’articolo). Eppure, il loro lavoro è decisivo e riempie lo schermo con la stessa ostinazione di quella dei volti degli attori, a volte con discrezione, altre, con risolutezza. Questa introduzione, spero non troppo noiosa, mi è servita per ricordare Ken Adam, uno dei più grandi scenografi della storia del cinema. Come anticipato, il suo nome forse non vi dirà nulla, ma le sue progettazioni per il cinema, sono negli occhi di tutti voi. Forse anche nei vostri cuori. Sir Ken Adam (3), inglese, da poco novantenne, ha vinto due oscar ed è stato candidato altre numerose volte alla statuetta. I suoi ambiziosi progetti scenografici sono impressi nella memoria collettiva come incancellabili icone. Pensiamo alla “war room” del “Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick. Una specie di gigantesco rifugio antiatomico che sembra progettato da un espressionista tedesco, con quelle imponenti pareti pendenti che si riflettono sul pavimento nero e lucido. E poi quel tavolo ovale con l’anello luminoso che dall’alto ne segue il perimetro ed illumina gli attori. Una scenografia claustrofobica per ospitare la più grande commedia cinematografica sulla fine del mondo. Senza quell’allestimento scenico, il film non sarebbe stato lo stesso. Basterebbe questo progetto per conferire a Ken Adam un posto nell’olimpo della settima arte, ma, Stanley Kubrick, cercò lo scenografo inglese dopo aver visto quanto aveva fatto in un altro mitico film di un paio di anni prima: “Agente 007, licenza di uccidere”.
Il rapporto del designer inglese con la saga di James Bond è stato fondamentale e si è compiuto per diversi film della serie (4). E’ con il quarto capitolo della saga “Agente 007, si vive solo due volte” che la creatività di Adam raggiunge “vette” ambiziose e temerarie.
E’ proprio dello scenografo, infatti, l’idea di collocare il quartier generale della associazione segreta di Blofeld, acerrimo nemico dell’agente segreto di sua Maestà, sotto un’isola vulcanica giapponese (5). Questa scelta, comporterà la creazione, una volta tornati nei mitici studi Pinewood di Londra (6), di uno dei più imponenti set della storia del cinema. La costruzione, in scala reale, dell’interno del vulcano. Questa monumentale scenografia diventerà lo spettacolare teatro dell’ultimo scontro dell’agente segreto con i nemici, per sventare, come di consueto, i loro piani di distruzione. Ho citato, sino ad ora, progetti eclatanti, ma la cura e la ricerca maniacale di Ken Adam per ogni oggetto di scena è straordinaria. La sua esperienza come ex pilota della RAF lo ha aiutato molto nelle frequenti scene in cui erano presenti razzi, missili, velivoli e qualunque cosa avesse a che fare con la meccanica.
Tra i tanti film a cui ha preso parte il Maestro inglese, mi piace citarne anche uno italiano.
Quel “ Salon Kitty” di Tinto Brass che effettivamente si fa ricordare proprio per le geometriche e gelide scenografie del bordello nazista. Un luogo, che è il vero protagonista della storia. Una casa di appuntamenti che si rivela essere un depravato centro di spionaggio. Lo scenografo ritorna al mondo delle spie e dei complotti, solo che, al posto del super uomo inglese ci sono avvenenti prostitute. Concluderei ricordando “Barry Lindon” di Stanley Kubrick, un altro film importante nella carriera di Ken Adam. In questa opera lo scenografo si cimenta con il passato e riesce a ricostruirlo con una tale verosimiglianza da farlo diventare un modello per tutto il cinema in costume, da quel momento in poi. Questo capolavoro di Kubrick mi permette di tornare alla premessa di questo articolo e di concludere. “Barry Lindon”, la cui leggendaria lavorazione merita un articolo a se, è l’esempio di un film nato dalla passione e dalle competenze di una grande famiglia. Tutti sanno che la regia del film è di Stanley Kubrick, ma parecchi ignorano che la fotografia (a lume di candela) è di John Alcott, i costumi meravigliosi di Milena Canonero e ovviamente, le scenografie, di Ken Adam.

(1) A pensarci bene, è quello che accade, quasi di norma, anche per l’altro nucleo familiare.
(2) Si sa che quando un film fa cacare spesso si dice “bella la fotografia” ma è solo un escamotage.
(3) E’ stato nominato Baronetto.
(4) Senza dimenticare “Agente 007. Goldfinger” in cui l’esperienza scenografica maturata sul set del “Dottor Stranamore” viene “visibilmente” inserita nella avventure dell’agente segreto.
(5) Nel film “Si vive solo due volte” le avventure di James Bond si svolgono in Giappone, dove la grande troupe si spostò non senza difficoltà. 

(6) I Pinewood Studios di Londra sono uno dei più grandi studi di posa d’Europa. Devono la loro fama proprio alla serie di James Bond che è stata quasi sempre girata al loro interno.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>