Robert Capa. Retrospective

Ve la ricordate quella fotografia in bianco e nero di un Miliziano che sta per cadere, perché colpito a morte?
Per le generazioni più giovani forse no, visto che oggi la fotografia è di default a colori e poi perché il fotografo in questione, Robert Capa, è nato quasi un secolo fa, ma sta di fatto che si tratta di un’immagine che ha segnato un’epoca e il mito della comunicazione giornalistica.

Uno scatto che parla senza aver bisogno delle parole.

Death of a loyalist militiaman, Cordoba Front, early September 1936 © Robert Capa International Center of photography Magnum Photos

C’è sempre un però…

L’iconica immagine del soldato colpito a morte, scattata nel 1936 a Cordova, è da sempre oggetto di discussioni contrastanti: originale o artefatta? Capa ne ha sempre rivendicato la veridicità, ma a suscitarne il dubbio sono in diversi.

Il primo nel 2009 è Josè Manuel Susperregui con il libro “Ombre della fotografia” in cui l’autore descrive il tipo di apparecchio fotografico utilizzato; una Rolleiflex, che probabilmente apparteneva alla compagna di Capa, la tedesca Gerda Taro, anziché una Leica, normalmente usata da Capa in quel periodo.

Il secondo è dettagliato sul Sole 24 Ore in un articolo del 28 marzo di due anni fa, in cui secondo il fotoreporter Ara Guler, classe 1928, il ritratto è anche per lui opera di una donna-assistente.

Capa – dice Guler – era uno che non faceva abbastanza. Non era completo. Aveva sempre un mucchio di donne con lui, un viavai. La famosa foto del soldato che cade colpito alla testa, ad esempio, non l’ha fatta lui, ma una ragazza che era lì con lui. Di lui non si sa mai quali foto abbia scattato e quali gli siano state attribuite, ma [molte] non sono sue.

Conferenza stampa a Venezia

Ma oltre a quella del miliziano, le fotografie di Endre Ernő Friedmann (Budapest, 22 ottobre 1913 – Thai Binh, 25 maggio 1954), il vero nome di Robert Capa, sono frammenti del XX secolo, fondamenti per un’estetica del reportage, come si è discusso alla conferenza stampa il 6 luglio presso la Fondazione Venezia.

”Il fotografo delle guerre” tra i più grandi fotografi del Novecento, è il personaggio ed il suo esemplare lavoro ad essere dal 16 settembre al 22 gennaio del prossimo anno in mostra al Museo Civico di Bassano del Grappa, nel vicentino.

Robert Capa. Retrospective

È una rassegna di 97 fotografie in bianco e nero a cura di Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici bassanesi, e di Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, che attualmente ospita una mostra inedita di David LaChapelle con 11 scatti della sua recente serie New World (a lato un’immagine della mostra).

L’esposizione è composta da 11 sezioni che ripercorrono i maggiori conflitti del XX secolo: dalla guerra civile spagnola (1936-1939) alla resistenza della Cina all’invasione giapponese (1938), dalla Seconda guerra mondiale (1941-1945) al primo conflitto arabo-israeliano (1948), fino alla guerra francese in Indocina (1954). In arricchimento anche una serie di ritratti di celebri amici e artisti tra cui Picasso, Bergman, Hemingway, Faulkner, Matisse.

L’omaggio a Capa nasce in occasione di “Bassano Fotografia 2017. Oltre l’immagine”, festival biennale organizzato da Pro Bassano in collaborazione con il Comune di Bassano del Grappa, giunto quest’anno alla sua V edizione, e per festeggiare (questa volta senza uno spumante magnum) i 70 anni la della Magnum Photos fondata nel 1947 dallo stesso Robert Capa insieme al grande amico Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert.

Pablo Picasso and Francoise Gilot Golfe Juan France August 1948 © Robert Capa International Center of photography Magnum Photos

Una mostra dallo spessore internazionale che dopo le vacanze estive, F052 suggerisce di andare a vedere, anche perché potrebbe essere l’occasione per studiare il linguaggio artistico di un tempo e leggere il senso dell’istantanea contemporanea.

Per me, Capa indossava l’abito di luce di un grande torero, ma non uccideva; da bravo giocatore, combatteva generosamente per se stesso e per gli altri in un turbine. La sorte ha voluto che fosse colpito all’apice della sua gloria.

Henri Cartier-Bresson
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Arte, arte e ancora arte. Non posso farne a meno... Il mio motto è: "Meglio essere piccoli e vedere grande, che essere grandi e vedere piccolo!"