Se telefonando

 

Giuseppe Mazzini è stato uno dei padri fondatori dell’unità d’Italia e non gli si può rimproverare molto se non una certa predisposizione al regicidio. Mina Anna Mazzini la regina della canzone italiana nonché Grande Ufficiale al merito della Repubblica, ha a mio avviso maggiori responsabilità. Personalmente non ho mai amato molto la tigre di Cremona (soprattutto quando urla) ma sarebbe stolto negare la sua grandezza. Diciamo che tra le grandi interpreti femminili internazionali, tra le quali merita di essere annoverata, è per me la più indigesta. Il suo repertorio degli anni ’60 e in parte del decennio successivo ha del miracoloso. Canzoni splendide scritte ed arrangiate da grandi autori. La lista è davvero lunga ma mi piace ricordare, a costo di risultare didascalico, il Morricone di “Se telefonando” e la manciata di capolavori che Battisti scrisse per lei. Gemme sonore alle quali Mina ha certamente dato lustro con la sua voce e personalità. In quel periodo luminoso, Mina sembra sviluppare anche doti di talent scout. La cantante difatti nota e lancia Fabrizio De Andrè. Il suo acume da esploratrice di talenti deve essersi poi assopito visto che anni dopo, arrivarono gli Audio 2.

Anche Il suo repertorio diventa inesorabilmente sempre più scialbo tra una canzone di Mango e una cover di Alex Britti. Proprio quando la tigre “svizzera” ormai non ha più nulla da dimostrare, neanche la sua fisicità, e potrebbe dedicarsi alla ricerca, Mina si rifugia in canzoni dimenticabili e banali. Invece di approfittare della sua forza artistica e contrattuale per evolvere il suo repertorio e contribuire a far crescere il gusto e la curiosità dei propri sostenitori di sempre e non solo, Mina canta una decadente canzoncina napoletana a doppio senso con Adriano Celentano. Invece di farsi scrivere, lei che potrebbe, forse l’unica in Italia, una canzone da Elvis Costello o da Scott Walker (come ha fatto Ute Lemper, grande interprete del repertorio Brecht-Weil) la “tigre” ingaggia Sangiorgi dei Negramaro o si fa scrivere le canzoni dal nipote Axel Pani. Sia chiaro, ognuno fa che quel che preferisce, ma è innegabile che c’è un oggettivo problema culturale in queste scelte. Non si può negare che Mina dall’alto della sua posizione potrebbe contribuire ad elevare l’asfittico panorama musicale italiano, intendo, quello mainstream.

Senza ricorrere necessariamente ai grandi autori della musica pop mondiale, anche in Italia c’è tanta buona musica fuori dai canali ufficiali e televisivi e forse Mina potrebbe cominciare a rivitalizzare il proprio repertorio e chi lo ascolta, proprio indagando nell’underground nostrano. Nel disco “Caramella”, in verità, c’è un brano scritto da Paolo Benvegnù (ex Scisma) e ancor prima un duetto con gli Afterhours. Troppo poco comunque per avvicinarsi allo splendore di un tempo. Insomma, mi sembra che l’enorme potenziale della cantante di Cremona sia da tempo sprecato ma se non lo comprende lei stessa o il suo entourage, dovremo accontentarci di Andrea Mingardi. Parafrasando il titolo della sua canzone più bella, “se potessi telefonare a Mina” le sottoporrei queste considerazioni. Avere il suo numero mi sembra impresa ardua ma chissà che non si imbatta in questo mio modesto contributo. Il mare magnum di internet a volte riserva gradite sorprese.

Come interista però, lasciatemi dire che Javier Zanetti nella parte che fu di Alberto Lupo nella rivisitazione della celebre “Parole parole” (l’album è “Todavia” 2007) vale più di un canto a due voci con David Bowie.

“A proposito, Mina. Perché non contatti David Bowie che non lo si vede più tanto in giro?”

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.