“Simmetrie, un omaggio agli Scisma”

(Non) si esce vivi dagli anni ’90

Forse non è la sede più adatta per dirlo, ma lo dico lo stesso: non è che gli Scisma mi facessero proprio impazzire. L’esordio semi-apocrifo “Bombardano Cortina” non mi era piaciuto per nulla, e il successivo “Rosemary Plexiglas” mi era parso non pienamente a fuoco e un po’ dispersivo, benché illuminato da numerosi spunti pregevoli e da una  “visione” da band dotata di autentico talento. Col senno di poi, non rinnego i vecchi giudizi sugli album: anzi, i  recentissimi riascolti mi portano addirittura a ribadirli, alla pari di quello più benevolo nei confronti del terzo capitolo “Armstrong”.
Non posso però non aggiungere qualcosa di fondamentale, che mi sembrò evidente solo dopo uno
showcase dell’ottobre 1999: i dischi rendono in piccola parte giustizia al reale valore degli Scisma. La loro grandezza, infatti, si esprimeva meglio sul palco, luogo magico dove i mille elementi che costituiscono le canzoni riuscivano a combinarsi in un insieme coerente e fascinosissimo. Non proprio l’ordine che miracolosamente scaturiva dal caos, dato che i lavori in studio non sono poi tanto confusi e che dal vivo i ragazzi non disdegnavano le partenze per la tangente… ma, insomma, più o meno.
Quel concerto a inviti in un club romano chiamato Memphis Belle fu una specie di folgorazione, un’epifania: finalmente gli Scisma mostravano tutta la loro maestria di artigiani di melodie, armonie e ceselli,  e finalmente le canzoni rivelavano il loro splendore, esaltando quella vena psichedelica  – nel senso concettuale del termine: “allargamento della coscienza” – che dell’ensemble era forse la caratteristica più atipica e appassionante. Fossi rimasto a casa, quella sera di oltre dodici anni fa non avrei mai conosciuto davvero gli Scisma… e avrei continuato a considerarli un gruppo irrisolto. Sbagliando, perché la loro voce è stata, al di là della qualità dei cd e di una notorietà rimasta di culto, una delle più diverse e persuasive dell’Italia rock degli anni ‘90. Anni dai quali i nostri eroi, anche se
sciolti, sono usciti vivi, visto che dopo tanto tempo siamo qui a celebrarli.
                                                                                                                                     Federico Guglielmi
Una natura intimistica, morbida, riflessiva, coniugata con la frenesia tecnologica di sonorità elettriche ed elettroniche. Un’ispirazione letteraria profonda ed a tratti drammatica amalgamata con schizzi di improvvise parole fuori tempo e fuori luogo e di variazioni poetiche inaspettatamente laceranti.
In una parola, gli Scisma, gruppo nato nel 1993 sulle sponde ovest del lago di Garda, che esordisce nel 1995 con il cd autoprodotto “Bombardano Cortina”.
Dopo le brillanti apparizioni ad importanti concorsi nazionali, il gruppo sigla il contratto con la  Jungle Sound e pubblica nel 1997 l’album d’esordio “Rosemary Plexiglas”, prodotto da Manuel Agnelli. Per i membri Paolo Benvegnù (voce, chitarra, campioni), Diego De Marco (chitarra),  Danilo Gallo (batteria, percussioni), Michela Manfroi (tastiere, campioni, cori), Sara Mazo (voce, chitarra), Giorgia Poli (basso, cori) e Marco Tagliola (tecnico del suono), il successo discografico è immediato e confermato dalle ottime recensioni della critica e dal gradimento di un vasto pubblico. Dopo una lunga tournée di oltre cento date in Italia e in Francia, gli Scisma collaborano alla realizzazione del disco “Registrazioni moderne” di Antonella Ruggiero rivisitando nel consueto stile personale il brano Cavallo bianco, che
precede l’inizio del lavoro di registrazione del nuovo album “Armstrong”. Scelta come sede di produzione una casa sulle colline che si specchiano sul Lago di Garda, gli Scisma si avvalgono
della collaborazione di artisti del calibro di Giovanni Ferrario, Marco Posocco e, nel ruolo di  coautore del toccante brano “I Am the Ocean”, del cantante dei Venus, Marc Huygens.
Così, nel 1999, preceduto dal singolo di successo Tungsteno e dall’EP di assaggio “Vive le Roi”, gli Scisma pubblicano l’album “Armstrong”, percorso da emozioni e vibranti suggestioni accuratamente racchiuse in brani che spaziano dall’elettro-pop dal carattere incalzante e coinvolgente transitando da episodi più pacati e sentiti in cui la natura malinconica del gruppo trova la sua massima espressione per arrivare a situazioni a tratti venate di interessanti fiati di origine jazzistica. Un disco che conferma gli Scisma, gruppo eclettico ed innovativo, come progetto  dal talento artistico musicale e letterario davvero notevole. Poi, all’improvviso, sopraggiunge la fine. Difficilmente si sarebbe immaginato ad uno  scisma di nome e di fatto. Ma così è stato, senza annunci, forse per “troppo amore”, forse per tenere fede al nucleo del progetto. Prima, però, l’esalazione dell’ultimo respiro: “The Last Waltz”, l’ultimo valzer. Un concerto che si svolge il 10 maggio 2003 al Flog di Firenze. L’addio, o arrivederci.
Ora: Paolo Benvegnù sappiamo benissimo in che cosa è impegnato, Michela Manfroi è entrata nell’ensemble tanto dei Venus quanto di Cesare Basile, Danilo Gallo è uno dei tre polverosi individui che si celano dietro i Guano Padano, Giorgia Poli ha scoperto la passione per il teatro, Sara Mazo, tra Colapesce, Edwood e N.A.N.O., ancora si fa sentire.
Nulla si sa al momento di Diego De Marco.
Disco scaricabile gratuitamente a questo link.

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