Sin Gravedad – sulle rive del Tango (vol.3)

Sulle rive del tango è un album enciclopedia per l’etichetta Microcosmo Dischi, uscito il 5 aprile 2011.

 

Estremamente ruggente, questo disco ha un’eleganza nera. L’impatto è forte e accattivante, per non definirlo addirittura stilisticamente ribelle. (cfr. Video1 della Media Gallery in coda all’articolo)

Sin Gravedad nasce come raccolta di diciotto brani provenienti dalle tradizioni mondiali più lontane fra loro, sia geograficamente che musicalmente parlando, come l’Italia, la Norvegia, gli Stati Uniti, l’Argentina, la Polonia e la Bosnia. Ed è in questo duplice significato che si inscrivono
la forza e la robustezza dell’intero lavoro, perché declina in modi alternativi gli incontri del tango, rielaborandolo in forme di sperimentazione di nuove sintesi, ma lasciando anche segnati ulteriori percorsi da affrontare.

Insomma, un grande stimolo creativo ancora aperto, senza ombra di dubbio.
Dopo gli importanti successi di Sulle Rive del Tango e Sulle Rive del Tango- L’incontro, è con questa uscita che si racconta il terzo capitolo di un laboratorio di produzione molto particolare, ad opera dell’omonimo collettivo di sperimentazione sul tango nato alcuni anni fa a Napoli ed ormai attivo in molti Paesi europei. Sin Gravedad è proprio un esercizio in assenza di gravità (cfr Video2) attraverso cui diversi artisti locali ed internazionali si sono cimentati sul tema, da Lhasa, ad Ascanio Celestini, da Rupa & The April Fishes a Carmen Paris, o ancora dai Tango Jointz alla Boris Kovac, Apocalyptica. Ed è allo stesso modo che sono nati alcuni brani originali, rendendo convincente la capacità comunicativa dell’album, perché non lo fa soltanto attraverso la ricercata selezione di brani editi.

Questi ultimi,però, non costituiscono un’istanza secondaria alla struttura del disco, anzi ne fanno da pilastro portante. Suggeriscono infatti l’animo di questa ricerca artistica: essa parla attraverso un linguaggio raffinato eppure energico, aperto e tagliente, il suo senso folk e globale lo si ritrova anche nei testi di Mannarino a cui crolla il pavimento, o nei passaggi poetici, in cui la grazia di violines e cuatro curda, richiamano persino citazioni di Pablo Neruda, riuscendo così a descrivere in una ricerca di duplice valenza tutta l’esperienza d’ascolto, sia cioè in senso estetico che in senso etico
(cfr Video 3).

Con pianoforte, chitarre e nacchere l’interpretazione si muove come in una pellicola cinematografica, che lascia prima disegnare le descrizioni ambientali ed arriva lenta al colpo di scena, con clarinetti, sax e trombe, per poi passare attraverso momenti cupi fino all’alta tensione, esplodendo in un’eccitazione graffiante, che si esprime in brani a due voci, e poi rinasce quasi perversa, in una calma mostruosamente feconda : questa raccolta è un colpo ai sensi (cfr Video 4).

Un lavoro con questa natura articolata, proprio per le potenzialità artistiche e comunicative di cui si fa portatrice, va sperimentato anche nell’ascolto attivo: si può provare a farlo in due modi, per esempio iniziando semplicemente nell’ordine dalla prima alla decima traccia, momento in cui la musica letteralmente si spezza e la selezione dei brani presa nel suo insieme cambia drasticamente, per arrivare così in fondo all’ultimo brano. Oppure si può riprendere a partire dalla decima traccia, Sem Gravidade , uno dei brani originali realizzati per l’occasione e che dà il titolo all’album. In questo modo, cioè, con Carla, brano con il quale il lavoro si chiude, si può salire a ritroso verso l’intro di Les Humeurs de Catherine , per scoprire un nuovo significato della sottile linea rossa che segna a metà Sin Gravedad.

E non è un caso che avvenga in tal modo, perché è proprio in questa metà saldata a fuoco di brani diversi che se ne può ascoltare uno speciale e fuori dalle righe, nè cantato né musicato, ma ‘soltanto’ romanzato, in uno stato d’ipnotizzato piacere, che s’intitola Smettiamo di morire.

Senza gravità si smette di morire. Ti lanci dal balcone, ti getti nel baratro,ti lasci cadere nello strapiombo e invece di sfracellarti, invece di finire nella nera oscurità, rimani lì, fermo nell’aria, in sospensione, a fissare la tua vita da una prospettiva impossibile e nuova, diversa da tutto quello che avevi immaginato (…). E cos’altro è una enorme leggerezza se non assenza di gravità?(…)”

Senza gravità è anche il lavoro grafico che accompagna il cd, nato dalla collaborazione del fotografo napoletano Sergio Grispello con l’illustratrice catalana Teresa Herrero: un piccolo racconto per immagini che impreziosisce la compilation, raccontando un incontro magico fra due
mondi, la fotografia e il disegno, nell’intreccio sospeso a mezz’aria del tango
(cfr Video5).

Con questo sguardo acuto, Sin Gravedad è un invito, un abbraccio, una danza. E’chiaramente un disco d’impegno nella sua carica erotica, sebbene immediatamente accessibile, ma già solo per trovare, riconoscere e ascoltare tutti gli strumenti che lo caratterizzano se ne resta facilmente
appassionati e legati.

Per chi ancora crede che di non aver ascoltato abbastanza con i brani proposti o per chi si è lasciato convincere che sia invece tutta qui la sua esperienza, terrà bene a mente che ci sono ancora 70 minuti di viva musica in Sin Gravedad che non abbiamo raccontato. (cfr Video6)

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>