Subsonica: live-report del concerto a Bari

A distanza di due anni e mezzo dall’ultimo concerto pugliese, quello del novembre 2008 al Démodé di Modugno, i Subsonica sono tornati a Bari, in un PalaFlorio rinnovato dopo anni di chiusura, per salutare l’affezionatissimo pubblico di casa con la tournée di “Eden”, l’ultimo disco  della band torinese uscito un mese fa.
Sesta data sulle prime undici primaverili, non sold-out ma con almeno tre migliaia di persone tra spalti e parterre, l’esibizione barese si è aperta allo stesso modo delle altre: Ninja a bordo del palco per primo pesta sul rullante e richiama sul palco il resto del gruppo per l’apripista “Prodotto interno lurido”, quarta traccia dell’ultimo disco.
Le americane per le luci ancora basse, insieme ai sofisticati led tecnologici di fondopalco, rivelano una scenografia minimale: acciaio industriale e sculture in ferro che nelle forme ricordano H.R. Giger e richiamano  l’ormai familiare albero-simbolo di “Eden”.
Vestiti con la stessa mise del video di “Istrice”,  camicetta bianca, cravattino e pantaloni neri, continuano ad accendere il pubblico con “Albascura”; su “L’ultima risposta” le americane arrivano in alto.
E’ soltanto dopo il terzo pezzo che Samuel saluta il pubblico: “la Puglia è come una seconda casa, come l’Eden, il paradiso che in questi anni ci siamo costruiti attorno”. Poche parole e arriva il secondo brano da “Eden” in scaletta: “Serpente”, atmosfera dub/trip-hop che ben si sposa con quella più reggae della successiva “Il cielo su Torino”, prima dell’acida “Veleno”. Un inizio ben variegato e diversamente energico, insomma, che lascia fiduciosi sul prosieguo, in cui a sprazzi riemerge la vena “politicamente impegnata” dei Subs: “questo paese ci vuole confondere”, ricorda Samuel dal palco, “ma siamo ancora qui, anche perché dentro ognuno di noi batte il cuore di una piccola Aurora”, quella che “sogna” una nuova vita. Seguono “Depre” e una punkettona-version di “Sul sole”, terzo brano nuovo dello show.
Così va via il primo set, i cinque ritornano sul palco in versione all-black ma sempre con la certa eleganza disimpegnata di prima. Si balla: “Atmosferico” scioglie i corpi per “Eden”, reinventata con una cassa in quattro sotto il ritornello, su cui Boosta, annunciando un altro prossimo video “interattivo” del brano, chiede al pubblico di dare il meglio di sé “ballando a cazzo quando il ragazzo intonato (Samuel, ndr) lo richiederà”.
Dalle sonorità Radiohead della title-opening- track del nuovo album si passa al reggae improvvisato che sul palco dei Subsonica non manca mai, ma è un prendere alla larga una mitragliata di energia techno, sparando la Prodigy-osa “Non identificato”, vecchio ricordo del primo disco, seguita improvvisamente da “Liberi tutti” e impetuosamente da “Il diluvio”, sul cui cambio ritmico Samuel chiede al pubblico di iniziare a saltare partendo da terra. La coreografia richiesta non è a chiusura del momento “tiratissimo”: manca ancora “L’errore” e un medley travolgente di “Piombo” e “Colpo di pistola”, prima di “Benzina Ogoshi”, simpatico esperimento di autoironia di gruppo indotta dai fan, nella cui presentazione a Samuel, nel citare i “non siete riusciti” inviati al gruppo dai fan, scappa anche un “Terrestre e’ un disco di merda”. Di quel disco, fino ad ora, non si e’ sentito nulla e quasi niente si sentirà fino alla fine: messaggio indirettamente eloquente.
E’ il momento di ricomporsi: arriva la meravigliosa “Istrice”, secondo singolo del nuovo album, prima della quale il Subsonica-pensiero, questa volta per voce del taciturno C-Max, torna per esprimere ferma contrarietà al nucleare, in vista del referendum del 12 giugno.
Gran chiusura di secondo set.

L’ultima sortita della serata si apre con “La funzione”, l’ultimo brano in scaletta dal nuovo disco. Sonorità tipicamente anni ’80 (sul palco mancano solo i Righeira che nel
disco ci sono davvero) che ben si coniuga con l’immancabile, successiva, “Discolabirinto”, su cui l’americana con le luci torna a scendere per un effetto più da dance-floor.
La chiusura è davvero vicina, “Tutti i miei sbagli” è il segnale; dopo arriva solo una “Nicotina groove” ancor più virata sull’ambient e, a sorpresa, “L’odore”, unico pegno pagato a “Terrestre”. Nessuno si aspettava un altro brano, tantomeno da un disco completamente ignorato per l’intera serata.
Ma, si sa, ai Subsonica piace sorprendere e sono bravissimi nel farlo, ma non solo in quello.
I Subsonica sono bravi, punto. Senza altri fronzoli. E tornare a vederli è sempre un piacere, potente e sofisticato al tempo stesso, come solo in pochi sanno davvero fare in Italia.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.