Sull’intelligenza di Aristotele

Nessuno potrebbe sostenere che Aristotele non sia stato un uomo intelligente, se è vero che rimane il più grande filosofo della storia dell’umanità. Ma chi è immune dal rischio di prendere qualche brutta cantonata? C’è un’opera poco conosciuta di Aristotele che si intitola Problemata. Non è stata molto divulgata un po’ perché non si è del tutto certi che egli ne sia effettivamente l’autore, ma un po’ per non mettere a repentaglio il mito del filosofo greco.

Nei Problemata possiamo trovare esaltanti pagine in cui Aristotele tratta del delicato tema della malinconia, ma anche riflessioni di questo tono: «Perché non ci si può fare il solletico da soli?»; oppure: «Perché gli ubriachi piangono con tanta facilità?»

Il guaio dei filosofi è che presumono di avere una spiegazione per qualsiasi cosa. Come sarebbe più bello, invece, che si evitassero quelle risposte prive di domande. Ricordo che c’era un prete che alla fine della messa, puntualmente, si rivolgeva ai fedeli con queste parole: “qualcuno mi ha chiesto…”. Per esempio, “qualcuno mi ha chiesto l’orario della benedizione delle Palme”, oppure “qualcuno mi ha chiesto quando si va in pellegrinaggio a Pompei”. In realtà, nessuno gli chiedeva mai niente. E il prete avrebbe fatto prima a dire: “la benedizione delle Palme è alle ore tot” e “il pellegrinaggio a Pompei è il giorno tot”.

Il problema dei Problemata – scusate il gioco di parole – è stato posto da John Morreal, un filosofo di New York, il quale un giorno stava cercando, in biblioteca, la Politica di Aristotele, ma al suo posto sullo scaffale c’erano invece i Problemata. Si ritrovò così alle prese con i quesiti citati precedentemente e con altri non privi di un qualche interesse: «Perché i gatti vedono al buio? Perché i neonati non camminano subito?» Ma, nello stesso trattato, posiamo leggere anche questioni oggettivamente di minor peso: «Perché tutti gli uomini, greci e barbari, contano fino a dieci e non si fermano a due o a cinque?», oppure «Perché i cibi maleodoranti non sembrano avere odore per chi li ha mangiati? Perché quando si canta in coro si tiene meglio il tempo di quando si canta da soli?»

Se un filosofo di prende troppo sul serio, è serio il rischio di prendere una cantonata. Come Voltaire quando diceva: «Non sono d’accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee». Gli faceva eco saggiamente Bertrand Russell, il quale invece osservava: «Io non morirei mai per le mie idee. Potrebbero essere sbagliate».

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