Toni Servillo lo sa

Quando nel 1970, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” vinse l’oscar come miglior film straniero, il partito comunista italiano fece pressioni affinché Elio Petri non si recasse nel cuore dell’imperialismo americano a ritirare la statuetta. E cosi’ fu.

Oggi Paolo Sorrentino ha risposto alla prima chiamata americana e ha girato in America un film sotto l’egida di Sean Penn, l’enfant terrible del cinema statunitense. Erano altri tempi quelli di “Indagine” e, sia chiaro, non sono qui per rimpiangerli. Non potrei, anche per motivi anagrafici. Ma, Toni Servillo, lo sa. Toni Servillo sa che non arriverà nessun Elio Petri a dirigerlo. Toni Servillo sa che le sue maschere sono al servizio di un’epoca in cui la contrapposizione politica, dialettica e culturale è appiattita e che non è più possibile girare un vero cinema di opposizione. L’attore napoletano si gongola tra premi e riconoscimenti, ma in cuor suo sa, che Gian Maria Volontè si rapportava ed interpretava le inquiete visioni di registi che erano lacerati e volevano raccontare un’Italia tutta da destrutturare e se possibile turbare. Oggi, non è più possibile districarsi in questo orgiastico Blob borghese che è diventato il nostro cinema. Toni Servillo lo sa che i suoi personaggi a volte tanto serafici, a volte invasi da tic, sono al servizio di un cinema superficiale, girato da persone che non hanno la profondità e la rabbia di Elio Petri. Non possono averla perché come dicevo, erano altri tempi. Quindi, in questa Italia mostruosa, forse mai come adesso, anche il cinema “politico” o se vogliamo di “denuncia” appare sbiadito. Un alibi per sfruttare un romanzo di successo o dare sfogo alla vanità stilistica.

Toni Servillo lo sa. Ne sono certo. La notte, forse, sogna di incontrare Elio Petri sul set ma immancabilmente con il primo ciak si sveglia e si ritrova sul set di un film sulla Parmalat.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.