Tutto finisce in un libro, il primo di Antonio Andrisani

 

In Italia si legge poco e si scrive molto. E’ uno dei mali del secolo, questo, purtroppo, ma, per contrario, va anche detto che accade che alcuni, pur leggendo tanto, evitano di scrivere, nonostante abbiano qualcosa di più che sensato da dire. Antonio Andrisani è uno di questi. Per decenni ha ingerito e digerito libri, fumetti, film, accumulato cultura con passione e meticolosità, restituendone, in arte, soltanto un’infinitesima parte, elaborando negli anni ’80 format all’avanguardia su questa tv locale, poi rivisti anni dopo – parafasati – sui network nazionali, scrivendo sceneggiature, dirigendo e interpretando cortometraggi, ancora con piglio da pionere dei linguaggi, negli anni ’90 e nel terzo millennio. Ma il 2012, per fortuna, è stato galeotto. Forse per paura che finisse davvero il mondo senza che lasciasse traccia del suo originalissimo pensiero, o forse più semplicemente perché la voglia di raccontarsi raccontando il cosmo e il microcosmo in cui vive è diventata incontrollabile, ha dato alle stampe un volume, “Tutto finisce in un libro”, edito da LaStamperia, presentato due sere fa, a Matera, nella Mediateca provinciale. Sono scritti, pensieri e riflessioni varie che partono dalle sue passioni e pulsioni letterario-cinematografiche, per approdare, progressivamente, ad uno studio ontologico spietato, spesso velato di contorni nichilistici, ma sempre ironico e surreale. Le armi della conoscenza sconfinata di Andrisani si mettono a servizio di un ritratto della provincia in cui vive e dalla quale non è mai andato via nonostante ne abbia voglia, che è poi l’emblema di un sistema-Italia e addirittura -Mondo, che è sotto gli occhi di tutti senza che nessuno la veda, se non l’anima più sensibile e per questo maggiormente percettiva.

“Tutto finisce in un libro” è frutto di una serie di riflessioni slegate tra loro pubblicate su F052.it, testata giornalistica culturale indipendente materana, che lui stesso ha fondato con gli amici Sergio Palomba e Francesco Foschino. Non a caso Palomba, insieme all’altro amico di Andrisani, Paolo Tritto, ha tenuto a battesimo il libro, sostenuto anche dalla Provincia di Matera, durante la presentazione in Mediateca, impreziosita da una lucida, precisa e forbita presentazione dell’assessore regionale lucano alla Cultura, Vincenzo Viti. Andrisani è come il vino buono: migliora col tempo, e quando questo disincanto cinico e surreale, ossimoro voluto, riuscirà a permeare anche una sua sceneggiatura, avrà realizzato il suo piccolo capolavoro cinematografico, che per fortuna non è ancora arrivato.

Per questo, ora, accontentiamoci di questo bel libro, di cui anticipo la prefazione che, in qualità di amico dell’autore e co-fondatore e direttore di F052, ho avuto il piacere di firmare:

Quando anni fa ho proposto ad Antonio Andrisani l’idea di fondare insieme una nuova testata giornalistica, materana sì ma dal respiro finalmente più ampio, l’ho fatto con la convinzione che fosse indispensabile alla causa per svariati motivi.

La sua sconfinata ed eterogenea cultura, il suo essere fuori dagli schemi, tanto mentali quanto culturali, la sua attitudine passionale e non accademica nell’approccio all’arte in generale, la sua spiccata originalità, la sua fantasia, il suo acuminato spirito di osservazione.

Mi ero progressivamente reso conto di tutte queste doti di Antonio ancor prima di conoscerlo personalmente, quando ancora non eravamo amici, quando imperversava tra i palinsesti della gloriosa tv locale per la quale invece oggi lavoro io, anticipando di decenni format che oggi hanno fatto la fortuna delle reti nazionali, quando si avvicinava, ancora una volta da antesignano, ai cortometraggi con l’urgenza di raccontare una generazione, la sua, spesso in modo impietoso ma pur sempre sincero, così come le contraddizioni, le ossessioni e le distorsioni di una provincia, ancora la sua, come mai nessuno ha fatto.

Questa prospettiva, nell’economia editoriale di F052 codici culturali, era una conditio-sine-qua-non, perché l’approccio ai discorsi sul cinema, la musica, la letteratura o, più in generale, al pensiero voleva essere diverso dal resto del panorama: curioso, schietto, acuto, essenziale ma sempre basato sulla cognizione della causa.

E Antonio, come dimostrano gli scritti raccolti in questo libro e tratti da quanto con cadenza quotidiana finisce sull’home-page del nostro giornale telematico, è tutto questo. E non essendo giornalista di professione, Andrisani si sente anche meno ingabbiato dalle forme e dai paradigmi del mestiere, quasi “anarchico e scapigliato” – lo dico con lo stesso affetto che ci lega e ci caratterizza nel portare avanti – con l’apporto di pochissimi altri amici – l’avventura F052.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.