TWIN CLIPS

 

Uscirà a novembre il primo disco di David Lynch dal titolo Crazy Clown time. Ecco cosa ci dice Wikipedia su Lynch: regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, pittore, compositore, attore, montatore, scenografo e scrittore statunitense. Manca filosofo e ci starebbe. Il suo cinema è profondamente filosofico, sia per i contenuti che per l’utilizzo speculativo del mezzo in senso tecnico e narrativo. La cosa che forse gli riesce meno bene è quella di compositore pop. Già il progetto Dark night of the soul  in compagnia di Danger Mouse e del compianto Mark Linkous (Sparklehorse) mi aveva lasciato tiepido, per non dire freddo. Si sa che le montagne hanno la brutta abitudine di partorire topolini. In questo caso poi la presenza di Danger “Topo” non era di buon auspicio. Le perplessità sono suffragate dai due singoli che anticipano la sortita dell’album.

Good day today e I know, sono canzoni elettroniche piuttosto scialbe e stantie. Il disco conterrà 14 tracce, per cui non bisogna disperare, ma come è noto, il mattino è fondamentale per le sorti di una bella giornata. La prima delle due canzoni è cantata, credo, dallo stesso regista. Per quanto l’utilizzo del vocoder azzeri ogni informazione vocale. Potrebbe anche essere uno dei Rockets riesumato. La seconda song è interpretata da Karen O, cantante degli Yeah Yeah Yeahs. Ma l’affascinante sudcoreana non è di grande aiuto. La traccia, una sorta di blues sintetico ed acido, non seduce.

Più interessante invece l’ambito privilegiato nel quale si muove il Maestro: l’immagine. Lynch ha lanciato sul web un concorso per i video delle due canzoni. Su oltre 500 partecipanti l’hanno spuntata Arnold De Parscau e Tamar Drachli, i quali oltre a firmare il videoclip hanno vinto 2000 sterline cadauno. Non mi sembra sinceramente una grandissima cifra vista l’illustre committenza. Se fossero andati a girare il filmino di un matrimonio avrebbero guadagnato qualcosa di più. Ma, a parte la venalità, rimane la soddisfazione di aver “diretto” David Lynch. E poi, diciamo la verità, quegli interminabili pranzi delle cerimonie di nozze sono un calvario, degno di Elephant man.

Good day today, diretto daArnold De Parscau, uno studente di 22 anni, è un inquietante e simbolico apologo sulla mostruosità che si cela nell’ordinaria vita di una famiglia. Con tanto di mamma che cucina, letteralmente, gli occhi del papà, mentre il figlioletto affonda un braccio intero in un piatto di minestra brodosa, senza fondo. Insomma roba da far accapponare la pelle alla nonna Pina, quella delle tagliatelle.

I know, diretto dalla giovane israeliana Tamar Drachli, invece, racconta il tentativo da parte di un uomo di riportare a se la donna che lo ha mollato. Ci prova, e ci riesce, utilizzando un telecomando. Una specie di rito vooodoo tecnologico. Praticamente quello che fa quotidianamente un eminente personaggio politico italiano. Anche lui, le sceglie, facendo zapping, con il telecomando, e se le porta a casa. La realtà sbaraglia sempre la fantasia, anche quella di un visionario come David Lynch.

Entrambi i video sono diretti con sapienza e trasmettono una discreta dose di inquietudine alla quale il regista americano ci ha abituati. Si svolgono in una zona grigia, o di confine, tra reale ed inconscio dove l’uno sembra compenetrarsi nell’altro senza soluzione di continuità. Insomma, un surrogato di Lynch al 100%. Ed è proprio questo il limite, a mio modesto parere, di questa operazione. Lynch sceglie, tra i tanti partecipanti al concorso da lui bandito, delle copie di se stesso. Dei sostituti. Ingenerando il sospetto che non sia in grado di riconoscere o apprezzare altro che esuli dal proprio angosciante immaginario. Una autoreferenzialità che delude e che nulla aggiunge.

Sono un fermo sostenitore dell’autorialità e sono certo che si esplichi soprattutto nella riproposizione, magari in forme diverse, sempre degli stessi concetti e temi. E’ proprio in questa reiterazione che l’autore ribadisce il suo punto di vista sul mondo. Ma se questo pensiero lo applicano tutti, pedissequamente, allora diventa dottrina. Diventa il contrario della singolarità dell’autore. Il suo opposto.

E’ certamente legittimo che il geniale regista abbia scelto in base alle proprie preferenze ed attitudini, ma in questo caso, si tratta di veri e propri cloni. I due giovani registi svolgono un “compitino” su misura, piuttosto ruffiano, tra Freud ed Eraserhead,e vengono premiati. Non c’è più meritocrazia, verrebbe da dire.

Attendiamo l’album ed i relativi video che ne conseguiranno, nella speranza che non sia una catena di montaggio lynchiana.

In allegato nella sezione multimedia i 2 video. 

Author

La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.