Uccidere dolcemente

 

– Hai mai ucciso qualcuno?
– No.
– È una cosa che può toccare…
– Toccare?
– Sì, emotivamente. Non è divertente. Un sacco di casino. Frignano, ti implorano, se la fanno sotto, invocano la mamma… È imbarazzante. A me piace uccidere dolcemente. Da lontano.

Cogan – Killing Them Softly, film di produzione americana diretto dal neozelandese Andrew Dominik il cui trailer ufficiale è stato diffuso pochi giorni fa. Tratto dal romanzo, sfortunatamente inedito in Italia, Cogan’s Trade, scritto da George V. Higgins. Una laurea in legge, giornalista per Associated Press, The Boston Globe e The Wall Street Journal. Procuratore federale e distrettuale, nonché avvocato della difesa. Docente di scrittura creativa alla Boston University dal 1988 al 1999, anno della sua morte. Autore di romanzi hard boiled. Definizione questa, che lo stesso Higgins licenziava come superficiale e inesatta, oltre che riduttiva, in relazione all’incredibile verosimiglianza antropologica riscontrabile nei suoi scritti, certo sottovalutata se imprigionata negli steccati del genere.

Per chi scrive, il noir, nella sua restrittiva dimensione di “genere”, rappresenta, nella letteratura come nel cinema, il sondino ideale per scandagliare le zone oscure dell’animo umano. Storie di conflitti generati da un colpo andato male, dal forsennato doppiogiochismo dei protagonisti per restare a galla, dal desiderio di redimersi uscendone puliti. Elementi come questi, rendono il noir il genere più terreno e contiguo alla quotidianità. Un genere che, nella sua definizione classica, non esisterebbe se non esistessero avidità e cupidigia, iniquità tipiche dell’uomo.

Anche il modello Higgins non si discosta dagli stilemi di genere. La peculiarità della sua scrittura, semmai, abita proprio nella forma. Una forma dominata da una ferrea incontinenza dialogica votata alla castità, a un rigore di scrittura monastico e minimale che annichilisce, abbattendola, qualsiasi sublimazione descrittiva. Nei romanzi di Higgins, non c’è descrizione fisica o geografica dell’ambiente. L’ambiente sono i contabili della mala, i killer prezzolati, i pesci piccoli, gli informatori e gli agenti corrotti. Ogni carattere ha uno slang preciso, un tic congenito, un preciso modo di porsi figlio di un realismo disturbante e prosaico non molto lontano dall’asciuttezza formale di Hemingway, ed espresso attraverso il dialogo che, come sosteneva Higgins stesso, “fa i personaggi”.

“Gli amici di Eddie Coyle” [1], suo primo romanzo (1970) e unico ad essere pubblicato in Italia dalla sempre benemerita Einaudi, ha in sé tutte le caratteristiche formali e stilistiche che ne hanno consacrato la fama in vita e in morte. Caratteristiche enunciate mediante un’ accurata rappresentazione dell’humus sociale che fanno di Higgins, piuttosto che uno scrittore di noir, un viscerale naturalista. Una penna a mano armata pungente ma non stucchevole, politica. Violenta nella sua chirurgica essenzialità. Scrive Elmore Leonard: “Higgins è il mio maestro di stile. Tutto quel che so di crime novel l’ho imparato da lui”. E non è poco.

[1] Dal libro di Higgins è tratto il film omonimo del 1973, diretto dal regista Peter Yates e con un memorabile Robert Mitchum nel ruolo del protagonista.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.