Uccidi l’infedele

Batman, holy terror” sarebbe dovuta essere l’avventura più politica e reazionaria del paladino di Gotham City ma la DC Comics si rifiuta di pubblicarla. Frank Miller non demorde. Crea Empire City e sostituisce Batman con un vigilante nuovo di zecca, Fixer, accompagnato da una partner, Cat Burglar. Superfluo dire che nella prima versione ci sarebbe stata Catwoman. L’autore americano tiene troppo a questa storia che prepara da 10 anni, vale a dire da quando le torri gemelle crollarono al suolo e grazie all’intervento della Legendary Pictures la pubblica. Tra improvvisi sprazzi di colore in una esplosione di contrasti tra bianco e nero, Miller ci mostra la sua idea di vendetta definitiva. Apro una brevissima parentesi su Sergio Toppi, scomparso da pochi giorni. Miller infatti deve molto allo stile del Maestro milanese (anche se il fumettista americano preferisce sempre citare Hugo Pratt). Dalla graphic novel “Ronin” sino alla saga di “Sin City” i riferimenti al comunque inimitabile stile di Toppi sono costanti e a volte spudorati. Detto questo, torniamo a Holy terror.

Empire City viene attaccata da Al Qaeda e la risposta del nostro eroe Fixer è chiara e decisa: reagire alla violenza con la violenza. Il mostro musulmano va decapitato, senza se e senza ma. Non ci sono mezze misure nel racconto di Miller. Gli islamici, sembra dirci, sono i nuovi nazisti e non si deve avere pietà di loro.
Dal momento della sua pubblicazione si è scatenato l’inferno intorno alla figura di Miller e della sua provocatoria opera. Un attacco mediatico che l’autore certamente immaginava e che quindi si direbbe preventivato se non addirittura desiderato. Le accuse di razzismo gli sono piovute addosso come le migliaia di chiodi della bomba islamica che deflagra nelle prime pagine del fumetto. Il blog di Miller è diventato un archivio di insulti e di fans sfegatati che improvvisamente prendono le distanze da lui e dal suo fumetto. “Ero un tuo ammiratore, ma da oggi per me sei morto” scrive uno dei tantissimi e non manca di mandarlo a fare in culo letteralmente al termine del suo pensiero.

Ho letto “Holy terror” come tutte le altre opere di Miller. A mio avviso, al di la del clamore suscitato, è un’opera graficamente splendida, anche se sfiora talvolta il kitsch, ma dal punto di vista narrativo, debole e fastidiosa. Sembra davvero dettata da una furia ideologica che ha oscurato le grandi doti del geniale autore americano. In ultima analisi, si può considerare il coraggio di aver pubblicato un racconto tanto controverso, assumendosi le responsabilità di ogni conseguenza, ma ci vuole anche molto coraggio, perdonate il gioco di parole, a dichiarare guerra all’Islam con un fumetto eticamente discutibile in cui c’è una oggettiva istigazione all’odio, al delitto e alla sua legittimazione. D’altronde già in “300” c’erano state avvisaglie di questa violenta intolleranza. Non a caso il collega inglese Alan Moore, aveva stigmatizzato Miller, in tempi non sospetti e senza mezzi termini, come fascista. Detto questo, io non sono americano e non ho perso parenti l’11 settembre ma la posizione “conservatrice” di Miller credo travalichi il buon gusto e tracimi nell’ignoranza. Di certo Sergio Toppi non l’avrebbe gradita.
Miller dedica Holy terror al regista olandese Theo Van Gogh, barbaramente giustiziato da un gruppo estremista islamico. La graphic novel è pubblicata in Italia da Bao.

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