Umberto era gay?

Il “Dictionnaire des Chefs d’Etat homosexuels ou bisexuels”, dizionario dei Capi di Stato Omosessuali o Bisessuali, nel prossimo aggiornamento inserirà Umberto II, ultimo re d’Italia, tra i sovrani gay.

Non so perché facciano questa specie di enciclopedia; ma sappiamo quanto grande sia oggi l’esigenza di un’offerta editoriale variegata. Ad ogni modo, la cosa ha provocato la reazione indignata del nipote del re, Emanuele Filiberto. L’indignazione non riguarda la realtà omosessuale, ma il particolare che sia presentato come un fatto storico ciò che invece non ha alcun fondamento.

Si potrebbe risolvere la questione con una battutaccia, dicendo che la smentita dell’omosessualità di Umberto di Savoia potrebbe essere lo stesso Emanuele Filiberto. Ma temo che non serva, anche perché vedo che i redattori dell’enciclopedia, prudentemente, hanno inserito la categoria della “bisessualità”, messa lì proprio per salvare capra e cavoli.

La questione dell’omosessualità di Umberto di Savoia è una storia vecchia, che però ha un’origine ben precisa. Uno dei più grandi desideri di Benito Mussolini era quello di togliere di mezzo la monarchia e in effetti fu la prima cosa di cui si sbarazzò all’indomani dell’8 settembre. Se per vent’anni il Duce tollerò la sovranità di Vittorio Emanuele III era perché si rendeva conto che difficilmente avrebbe potuto trovare un altro capo di stato più basso di lui. Ma allo “short man” Vittorio Emanuele sarebbe succeduto lo slanciato Umberto. E questo evidentemente era un problema per Mussolini che diede incarico ai servizi segreti dell’OVRA di raccogliere un dossier su una presunta inclinazione gay dell’erede al trono. Sarebbero queste le “prove storiche” cui fanno riferimento i sostenitori dell’omosessualità di Umberto. Ma quale studioso serio farebbe passare per prove storiche i dossier dei servizi segreti fascisti?

Bisogna aggiungere che a questo proposito se ne sono dette veramente di cotte e di crude. Perfino Luigi Pirandello, forse per compiacere Mussolini di cui diceva di voler essere «umile e obbediente gregario», ironizzò poco elegantemente su una presunta incapacità sessuale di Umberto e, per esempio, confidò ad Alberto Moravia la sua convinzione che la consorte Maria Josè avesse fatto ricorso alla fecondazione assistita, non si sa fino a che punto praticabile all’epoca.

La “leggenda gay” di Umberto fu alimentata anche dal fatto che l’esponente di Casa Savoia, al contrario del comune maschio fascista, ben poco si curava di sottolineare la propria virilità. Anzi, non raramente si “lasciava andare” a manifestazioni di compassione, non raramente lasciava trasparire sentimenti di umana pietà. Era uno stile di vita, era un modo di porsi evidentemente molto distante da quello dell’energumeno del littorio.

Quando nel giugno del 1944 fu nominato, da Vittorio Emanuele III, Luogotenente del Regno, assumendo di fatto i poteri del re, Umberto destinò il 90% dell’appannaggio a lui riservato in opere di beneficienza e adibì la sua residenza del Quirinale a centro di accoglienza per quanti erano privi di mezzi a causa della guerra. Il palazzo si popolò di orfani, poveri, senzatetto, malati; soprattutto di bambini mutilati di guerra. Il Luogotenente non tralasciò un solo giorno di andare a visitare i suoi sfortunati ospiti. Perfino nei momenti decisivi per le sorti della monarchia, quando tanti gli consigliavano di dedicarsi piuttosto alla campagna per il referendum istituzionale per scongiurare lo spettro dell’esilio, egli antepose l’impegno caritativo a quello politico.

Non so se la cosa interesserà il Dizionario dei Capi di Stato Omosessuali o Bisessuali, ma non bisognerebbe dimenticare il significato dell’esempio di Umberto di Savoia, ultimo re d’Italia, se persino un avversario come il repubblicano Ferruccio Parri confessò: «In coscienza, devo riconoscere che sarebbe il migliore dei re».

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>