Un accattone a Muro Lucano

“Non potrà mai dimenticare che la società italiana mi ha condannato attraverso i suoi tribunali.”

Pier Paolo Pasolini

In un imprecisato giorno del 1962, Salvatore Pagliuca ex deputato della Democrazia Cristiana di Muro Lucano, va al cinema a vedere “Accattone”. Accattone è l’esordio cinematografico di Pier Paolo Pasolini e sarebbe dovuto essere anche il primo film prodotto dalla Federiz, la società di produzione cinematografica creata da Federico Fellini e Rizzoli. Il Maestro riminese, reduce dal successo de “La dolce vita”, vuole condividere questa fama enorme di cui gode ed “ecumenicamente” provare a sfruttarla per affermare un nuovo modello di cinema, dando spazio a nuovi autori (1). Il primo della lista è proprio Pasolini. Il poeta friulano aveva collaborato a “Le noti di Cabiria” ed alla stessa Dolce vita. Tra i due, era nato un rapporto di stima professionale ma anche di sincera amicizia.

Il progetto naufraga e non poteva essere altrimenti. Fellini, nonostante lo slancio, è un artista profondamente egocentrico, umorale ed infantile. Queste proverbiali caratteristiche del geniale regista (Pasolini lo definisce “il grande Mistificatore”) fanno si che il progetto Federiz abortisca. Tra i due registi è scontro. Ma vorranno e sapranno presto riconciliarsi.

Pasolini al momento del disincanto aveva già girato con una piccola troupe alcune scene di prova che già prefiguravano lo stile asciutto e semplice di quel film (che non aveva convinto affatto Fellini). “Accattone” si farà, grazie all’intervento di un altro produttore, Alfredo Bini. Il film esce, presentato alla biennale di Venezia, e divide tutti. Poi viene vietato ai minori di 18 anni. “Eccezionalmente vietato” campeggiava sugli affissi del film. A questo punto, vorrei dilungarmi sulla forza, la bellezza e la novità espressiva di questo film, ma, devo tornare a Muro Lucano.

Dicevamo, Salvatore Pagliuca ex deputato della Democrazia Cristiana di Muro Lucano, va al cinema a vedere “Accattone” e scopre che nel film c’è un personaggio che si chiama come lui. Questo personaggio è un violento, ladro e “pappone”. Salvatore Pagliuca ha intenzione di candidarsi al Senato per le prossime elezioni e trova altamente dannosa l’omonimia con il personaggio del film di Pasolini e sostiene che influenzerà negativamente i suoi elettori. Pagliuca è altresi’ convinto che Pasolini abbia artatamente abbinato il proprio nome ad un personaggio subdolo, per nuocere alla sua immagine pubblica. Quindi, richiede un risarcimento per danni morali e materiali oltre che la cancellazione del nome dal film.

Il cognome del politico è molto diffuso nel Sud D’Italia e Salvatore Pagliuca non è un personaggio di tale spicco e notorietà da poter pensare alla premeditazione di un Artista come Pasolini che era impegnato a provocare ben altre persone o ambienti. Intanto però, Pagliuca si candida e non viene eletto. Porta allora il regista, sul banco degli imputati, come unico responsabile della sua disfatta elettorale e anche di una serie di disturbi di salute che gli sono sopraggiunti a causa di quel personaggio diffamatorio che porta il suo nome. Il magistrato delibera che non è possibile confondere il politico (e avvocato)  lucano con il “pappone” del film ed esonera la produzione del film dal riconoscergli i danni morali, ma non quelli patrimoniali e ordina l’eliminazione del nome dalla colonna sonora.

Questo curioso caso, sospeso tra mitomania e pirandellismo, è un esempio calzante del destino che ha caratterizzato la vita pubblica di Pier Paolo Pasolini. L’isteria, con cui, da molti fronti, persino da quello di un Avvocato di Provincia, il Poeta subiva costanti attacchi e relativi processi. Un incredibile accanimento culturale e giudiziario verso una persona che produceva solo bellezza ma che aveva la “colpa” di essere “diverso”. Ho aperto con una dichiarazione del regista e chiudo allo stesso modo.

“Nel mondo in cui vivo sono io piuttosto la pecorella in mezzo ai lupi. E lo dimostra quanto successo in questi anni: sono stato letteralmente sbranato”.

 

Nota: per la stesura di questo articolo ho consultato “Vita di Pasolini” di Enzo Siciliano, Giunti Editore.

1 Nella lista dei registi da produre oltre Pasolini, figurano Bernardo Bertolucci, Marco Ferreri, Vittorio De Seta ed Ermanno Olmi.

 

Author

<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>