Un italiano vero

 

 

Gli italiani. Un popolo destinato all’estinzione. Siamo sulla buona strada. Siamo immaturi, indisciplinati e sciocchi. Ho maturato questa convinzione guardando dentro me stesso, i telegiornali di partito, le prime pagine dei giornali e parlando con consiglieri regionali o comunali. Ma la prova del nove l’ho avuta andando in banca.

Come sapete, per accedere in uno di quei luoghi infernali bisogna superare una barriera. Quelle capsule cilindriche che ricordano tanto i film di fantascienza. L’italiano, forse per questo, le detesta tanto. Teme che possano trasformarlo in una mosca, come accade nel noto film horror o trasportarlo in un’altra epoca. Che poi, non sarebbe male. Il conto in banca certamente nel passato era più florido. Il problema sarebbe se la capsula ti spedisse nel futuro.

L’italiano arriva a invidiare il portatore di pace makers al quale è proibito accedere nella cabina. Preferirebbe essere portatore di stimolatori elettronici, con tutti i disagi che comporta, piuttosto che fare due passi indietro e depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera.

La vocina femminile ci invita a svuotare le tasche, la maggior parte delle quali effettivamente sono ormai vuote. L’hostess virtuale si riferisce a chiavi, accendini, monete ed eventualmente pistole. Ma l’ italiano non vuole trattenersi un attimo di troppo in quelle celle trasparenti. Quale affronto fargli perdere tempo. Il tempo è denaro e lui ne ha già pochissimo. Piuttosto che arretrare e soddisfare le modeste richieste dell’apparato elettronico, comincia a battere i pugni contro la superficie concava dell’involucro alla ricerca di uno sguardo amico che possa dall’interno sbloccarlo. Un cassiere magnanimo che lo riconosca e gli spalanchi le porte di Sesamo. Cosa che puntualmente accade dopo una lunga sosta nel cilindro. In tutto quel tempo l’italiano avrebbe potuto non solo depositare gli oggetti metallici ma leggere una decina di capitoli di Alla ricerca del tempo perduto. Ma, si sa, gli italiani leggono poco.

Insomma le porte devono dissuadere i rapinatori ma l’italiano giustamente pensa “io non devo mica fare una rapina, devo solo ritirare la pensione di mia nonna. Quindi, a dirla tutta, il rapinato sono io dal momento in cui varco questa soglia puttana”. Ho usato questo colorito attributo perché dare della meretrice all’hostess virtuale è la prima cosa che l’italiano fa appena si palesa l’invito al deposito dei metalli.

Insomma l’italiano si offende alla sola idea che qualcuno pensi che voglia fare una rapina con un accendino. Non è un gangster e quindi non tollera queste insulse barriere. A cosa servono se lui non è Al Capone?

E se dovessero arrivare dei veri rapinatori con le tasche piene di armi e non di chiavi? Per un’ipotesi tanto remota e statisticamente irrilevante non si può crocifiggere l’italiano  sottoponendolo al faticoso rilascio degli oggetti argentini.

Lasciatemi cantare e ditemi, se l’italiano vero merita di esistere o piuttosto di essere catapultato attraverso le capsule del tempo bancarie nel miocene?

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.