Un uomo che sa guardare lontano

 

In “Una breve storia d’Inghilterra”, lo scrittore inglese G.K. Chesterton definiva Tommaso Moro (1478-1535) “il campione della nuova cultura”, il campione cioè della nascente cultura rinascimentale. Di Moro, che arrivò a ricoprire l’alta carica di Lord Cancelliere d’Inghilterra, lo scrittore dice: «Egli fu, prima di tutto, un umanista, un umanista molto umano». Gli aspetti di novità di questa “nascente cultura” furono raccolti nell’Utopia, l’opera più importante del Lord Cancelliere. “Utopia” è un vocabolo coniato per la prima volta in questa occasione e ha un significato diverso da quello che comunemente viene attribuito oggi. È composto dal prefisso greco ευ- (positività) e τóπος, termine che significa luogo. Con la sua Utopia, dunque, Tommaso Moro vuole sostenere l’idea che l’uomo ha la possibilità di vivere in un luogo accogliente e di fare esperienza della positività della realtà. Per noi, invece, l’utopia indica il contrario, indica qualcosa di irreale.

Utopia è un’isola dove è praticata l’agricoltura e dove a ciascun uomo è garantito un lavoro. Se il lavoro non è sufficiente per tutti, bisognerebbe lavorare a turno. Chesterton dice di Moro: «Seppe guardare lontano, vide e disse molte cose, tutte interessanti, molte argute. Ne colse una che era contemporaneamente orribile e legata alla vita quotidiana. Grazie a quella sua capacità di andare di là da ciò che appare, pronunciò questa frase: “Le pecore stanno mangiando gli uomini”.»

La cosa orribile e quotidiana era la sottrazione delle terre alle coltivazioni agricole per destinarle al pascolo. Prima di allora sarebbe sembrato inconcepibile ritenere prioritaria l’alimentazione animale, rispetto a quella umana. La terra destinata al pascolo non era più quella residuale, lasciata incolta, ma era quella sottratta alle necessità umane, alla coltivazione. Non più grano per il pane, dunque, ma foraggio per gli animali. Questo perché alla nuova aristocrazia terriera inglese, l’allevamento degli ovini e quindi la commercializzazione della lana apparivano più convenienti della coltivazione della terra, rendevano di più economicamente.

Può sembrare un particolare marginale, ma nella realtà quella dell’aristocrazia terriera era una provocatoria rottura con la tradizione – Chesterton la chiamò “La rivolta dei ricchi”. Dall’antica Roma, l’agricoltura era ritenuta il fondamento di tutta l’attività economica in quanto offriva la risorsa più necessaria per l’approvvigionamento alimentare delle città, ciò che chiamavano allora l’annona. Quanto fosse importante questo, lo si capisce dal fatto che l’Annona era addirittura venerata come una divinità. La ricchezza di una comunità scaturiva dalla benevolenza di questa dea, il cui segno di riconoscimento erano due spighe di grano in una mano. I meno giovani ricorderanno ancora la moneta da dieci lire dove era ben rappresentato tutto ciò: un aratro da un verso e, appunto, le due spighe dall’altro. È il segno che questa cultura, in fondo, si è tramandata fino ai giorni nostri.

Bisogna aggiungere che se l’Annona era ritenuta una dea, di conseguenza nulla di profano poteva esserle anteposto. Che all’approvvigionamento alimentare venisse anteposto altro, come per esempio il foraggio delle pecore, non soltanto era inconcepibile, ma sembrava un vero sacrilegio. Per questo Chesterton parla di una cosa “orribile”, tanto più sconvolgente in quanto “legata alla vita quotidiana”. L’immagine di Tommaso Moro “Le pecore stanno mangiando gli uomini” vuole rappresentare questa sacrilega violazione dell’ordine delle cose.

Ma cosa direbbe Chesterton oggi dello stato delle nostre campagne? Se in fondo la trasformazione dei terreni agricoli in pascoli aveva alterato il paesaggio in maniera scarsamente visibile, oggi vediamo che fanno la comparsa elementi che lo compromettono in maniera significativa: gli impianti fotovoltaici. Girando per le nostre campagne, sempre più frequentemente si osserva l’orribile copertura dei terreni con le metalliche strutture di queste energie rinnovabili, un maxi-pugno nell’occhio. Uno scempio compiuto proprio in nome dell’ecologia, dell’alternativa a idrocarburi e a combustibili nucleari. “L’ecologia sta mangiando gli uomini” si potrebbe dire oggi, parafrasando Tommaso Moro. Non per mettere in discussione questa nuova risorsa energetica, ma per riproporre l’immagine di un ordine violato. Si stanno consegnando terreni agricoli nelle mani di imprenditori facoltosi, nelle mani di chi dispone di capitali sufficienti ad acquistare costosi impianti. A questi non interessa far fruttare la terra, ma speculare sulla produzione di energia.

C’è un altro particolare “orribile”. Questo tipo di energia “pulita” non ha bisogno di manodopera per essere prodotta. E così, nonostante i disastri della nostra recente storia economica, continua a farsi strada l’idea perversa di una produzione industriale senza lavoro, l’utopia di una ricchezza fondata esclusivamente sulla speculazione. Ma è evidente che un’economia che non ha bisogno del lavoro non ci porterà lontano. Abbiamo bisogno di un uomo come Chesterton che ha saputo indicarci la saggezza del Lord Cancelliere Tommaso Moro e della sua Utopia, l’isola dove si riconosce il valore dell’agricoltura e dove a ciascun uomo è garantito un lavoro. Abbiamo bisogno di un uomo che sa guardare lontano.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.