Vulva bivalve

La valva era il termine con cui si indicava in epoca latina il battente di una porta, e il termine venne usato per indicare una delle parti di un guscio di un frutto, o di una conchiglia, o della vagina. Il diminutivo valvula, piccola porta, è ancor oggi usato quasi immutato. La vulva e i molluschi bivalvi hanno quindi la medesima origine etimologica, ed anche un’accentuata somiglianza fisica che ha consentito alle conchiglie di assurgere a simbolo di fertilità, come nella celebre opera Botticelliana, fra le tante.

Sarebbe rimasta solo una curiosità linguistica, se non si fossero messi di mezzo i cinesi.

Siamo nei primi secoli dopo Cristo, e cuocendo ad oltre 1.300 gradi centigradi un impasto a base di minerali quali l’argilloso coalino e il feldspato, si ottenne un nuovo materiale, lucente, bianco, impermeabile, resistente, coibentante, vetroso, translucente, quasi innaturale che divenne presto pregiatissimo. Un materiale artificiale e dalla produzione segreta e misteriosa, la cui lavorazione migliorò di secolo in secolo fino a raggiungere il suo apice nel XIV secolo, quando diventò un prodotto di altissimo lusso, costoso quanto l’oro. Gli europei cominciarono ad importarlo tramite gli olandesi dal 1500, e dal secolo successivo se ne servirono per i loro servizi da tè e caffè, piante appena importate dalle colonie. Del materiale si conosceva solo la provenienza, e pertanto fu chiamato semplicemente China, nome con il quale è tuttora conosciuto nei paesi anglofoni.

Una composizione simile a quella della China pareva averla la conchiglia Cyprea (Foto1), che appariva anch’essa bianca e translucida, e che volgarmente era chiamata conchiglia Porcellana. La vulva della scrofa infatti, piatto prelibato della cucina dell’Italia antica, di cui fa largo uso anche Apicio nel suo ricettario latino, quando viene lessata, assume una colorazione bianca e translucida, che la fa apparire proprio come la conchiglia Cyprea, o porcellana appunto, di cui condivide anche le sembianze fisiche.

Il materiale più ricercato dai nobili assumeva così un nome preso da un porcile.

La procedura e gli ingredienti per ottenere la porcellana rimasero sconosciuti agli europei fino al 1708. L’alchimista tedesco Johann Friedrich Böttger (Foto2), solo otto anni prima, nel 1700, alla tenera età di 18 anni, con la determinazione tipica degli adoloscenti, promise a se stesso di rimanere rinchiuso finchè non avesse scoperto una formula per trasformare tutti i metalli in oro. Gli alchimisti erano spesso perseguitati, quando non erano a servizio dei potenti, così il Re Augusto II il Forte ordinò che Böttger fosse messo sotto custodia e lavorasse per il Regno alla ricerca dell’oro. Dopo alcuni tentativi di fuga, il vulcanico inventore von Tschirnhaus (Foto3) lo prese a lavorare nella sua bottega, che inseguiva la scoperta della produzione della porcellana, pur se Böttger la reputava di nessun interesse. Ma nel 1708, grazie ad alcuni minerali provenienti da Freiburg, duemila anni dopo i cinesi, per la prima volta in Europa von Tschirnhaus produsse la porcellana. Il re ne fu subito informato e ordinò a Böttger di collaborare: presto a Dresda (Meissen per l’esattezza) sarebbe sorta la prima fabbrica di porcellana fuori dalla Cina.

Il destino fu avverso a von Tschirnhaus, che perì poche settimane dopo la scoperta del secolo. Il suo ruolo a capo della nascente fabbrica di Dresda, fu così assunto da Böttger, che sostituì il suo maestro anche come inventore ufficiale della porcellana. Solo alla morte di Böttger, nel 1719, i meriti andarono al suo reale inventore. La formula della porcellana però, dopo la scomparsa di Böttger, fu in parte svelata da alcuni degli operai. La sua vita ispirò lo scrittore praghese Gustav Meyrink, celebre autore de Il Golem, che ne descrisse l’epopea, nel 1925, nel testo Goldmachergeschichten “La storia del cercatore d’oro”.

A Meissen ormai l’unica fabbrica europea della porcellana era ben avviata quando negli stessi anni in Cina, il gesuita francese Francois Xavier d’Entrecolles riuscì a scoprire i segreti della produzione della porcellana da alcuni cinesi convertiti al cristianesimo. Era il 1719. E in Europa, nel 1735,  diede alle stampe Lettres édifiantes et curieuses de Chine par des missionnaires jésuites in cui rendeva di pubblico dominio la formula e le procedure per la produzione della porcellana, della seta e del mercurio.

Fu il primo caso di spionaggio industriale. La Cina subì un contraccolpo fortissimo, e l’arte della porcellana cinese, dopo duemila anni di evoluzione, si fermò sul finire del Settecento, e ogni nazione europea vide fiorire prestigiose fabbriche di porcellana: Dresda, Limoges, Sevres, Capodimonte, Ginori, Chelsea, Worcester, Royal Copenaghen.

Ci volle la casualità e la caparbietà di due alchimisti, 1.700 anni, e la prima spia industriale. Chi l’avrebbe mai detto per un materiale che sembrava venire da una conchiglia che pareva la vulva di una scrofa.

Author

<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>