Weller o Wells?

 

Arriva il giorno in cui il vostro cantante o gruppo preferito pubblica un brutto disco. Dei fans che si rifiutano di ammetterlo o non hanno gli strumenti per accorgersene, Antonio Andrisani ne ha già parlato su questa testata in un vecchio articolo dal titolo “diventa fan http://www.f052.it/articoli/92/diventa-fan

Per gli altri, è un momento doloroso. Potrebbe essere un cedimento momentaneo dell’ispirazione o una scelta produttiva infelice, solitamente mirata al raggiungimento di un maggiore consenso, quasi sempre invece è l’inizio della fine.

Tutti, anche i più grandi, chi prima chi dopo, smettono di graffiare. McCartney lo sa e pure Piero Pelù (scusate l’accostamento quasi sacrilego). Le grandi canzoni non arrivano più e spesso ci si limita a rimasticarle, contando sul comunque nutrito gruppo di fedelissimi, che in quanto fedeli, non si fanno domande. L’illuminazione si dilegua inesorabilmente e quando accade si rimane al buio. Orfani.

Molti di noi sono orfani di un numero impressionante di cantanti che ci hanno accompagnato nella crescita come diligenti genitori. La delusione però, nulla toglie alle tante emozioni che ci hanno regalato in precedenza. In fin dei conti può bastare scrivere una sola grande canzone per guadagnarsi un posto nel nostro cuore e magari anche nelle enciclopedie del pop. Ma come vedremo c’è anche chi ne scrive centinaia.

Insomma, tutti hanno qualcosa da dire ma non è mai per sempre. Ci sono però delle eccezioni che il tempo non ha ancora avuto modo di smentire. E’ il caso di Paul Weller.

Weller ha superato i 50 anni. Nel 1976 forma i Jam e agli inizi degli anni ’80 gli Style Council. Con entrambe le formazioni riscuoterà un enorme successo, in alcuni casi, anche internazionale. Con l’arrivo degli anni ’90 inizia la sua carriera solista. Con una regolarità impressionante ha pubblicato un album all’anno. A dispetto della tutt’altro che infeconda produzione, Weller non ha sbagliato un disco o avuto cedimenti di ispirazione. Ha esordito in pieno periodo pre-punk, ha attraversato la decade successiva con “stile” impareggiabile ed oggi ci regala un maestoso album dal titolo Wake up the nation. Un album tra l’altro che sembra registrato e concepito per ricchezza e sonorità negli anni ’60. L’unica decade musicale nella quale il grande compositore inglese non aveva potuto suonare, per ovvi motivi anagrafici. Insomma, la creatività di Weller sembra un macchina del tempo. Da una parte lo ferma vista la costante brillantezza di ispirazione, dall’altra lo percorre avanti e indietro alla ricerca delle giuste sonorità.

Lo scrigno di tesori musicali di Weller sembra inesauribile. Talento ed intelligenza sono dalla sua parte in modo quasi miracoloso. Questo fa di lui un artista davvero singolare. Ne conoscete altri? Fatecelo sapere. Massima riservatezza e no perditempo.

Per perditempo intendiamo i fansDOC,”quelli che  vivono in un mondo claustrofobico in cui i suoni e la voce del proprio artista di riferimento si ripetono all’infinito e verso i quali c’è una tale devozione/assuefazione per cui non è possibile metterli in discussione.” parafrasando il precedente articolo di Andrisani.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.