Writers in Conversation a Venezia – Carlos Ruiz Zafón

Come aveva già annunciato Lucia nel suo post, il 16 settembre nell’ambito del ciclo di incontri Writers in conversation, organizzato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con T- Fondaco dei Tedeschi, lo scrittore Carlos Ruiz Zafón ha conversato con il professore di letteratura catalana, Patrizio Rigobon.

Con un interessante dose di autoironica lucidità Zafón ha raccontato il suo passato di musicista (a suo dire, quella che lui suonava era “una orribile musica elettronica spagnola”) e di sceneggiatore a Los Angeles, arrivando poi all’attualità e al suo mestiere di scrittore, mantenendo – sebbene i suoi libri vengano tradotti in 40 idiomi – lo status di working writer, secondo definizione che dà di se stesso.

L’appuntameto al T- Fondaco dei Tedeschi

Dalla conversazione è emerso che il rapporto con il cinema è molto forte, sia perché Zafon ha lavorato come sceneggiatore, esperienza che lo ha costretto a spersonalizzare la sua scrittura ma che gli ha comunque permesso di sostenersi economicamente, sia perché il cinema americano degli anni Settanta (scoperto proprio nell’adolescenza) è stato fondamentale nell’apprendere lo sviluppo del processo narrativo e della messa in scena.

Zafón tra cinema e libri

Zafón, proprio perché conosce il mondo della produzione cinematografica senza ingenue visioni, ha affermato di non volere che la saga del ‘Cimitero dei Libri Dimenticati’ che comprende L’ombra del vento, Il gioco dell’angelo, Il Prigioniero del Cielo e Il Labirinto degli Spiriti, diventi un film (o una serie TV o un videogame) perché spiega che…

È un omaggio agli editori, ai lettori e ai librai e perché sono romanzi orgogliosi di essere libri che non provano la necessità di essere altro.

Zafón il working writer

Sul “lavoro” di scrittore, poi, Zafón ha offerto una visione decisamente prosaica: la scrittura è una professione vera, non compaiono muse o spiriti che scendono dal cielo. Scrivere è un lavoro che va appreso, e che ha senso solo se si possiede un vero talento.

Consigli utili

Il consiglio dell’autore è:

Leggere moltissimo e scrivere tanto, centinaia e migliaia di pagine, finché non si scrive una pagina che merita che la leggano i più.

Zafón si è soffermato anche sulle scuole di scrittura, viste come momento di incontro di un gruppo di anime con la stessa inquietudine che si possono confrontare. La figura del professore, invece, non si esprime attraverso un passaggio di conoscenza, ma piuttosto in un processo che fa si che il docente aiuti il discente a capire cosa è giusto per sé. Alla scrittura quindi, secondo lo scrittore catalano, si arriva grazie ad una forza, ad una necessità, ad una motivazione che spingono a creare un ponte tra il mondo interiore dell’autore e del lettore.

Leggere un romanzo e ascoltare l’autore mentre si racconta sono due esperienze completamente diverse e spesso la seconda può rivelarsi molto deludente (l’ego è una brutta bestia a volte difficile da trattenere): in questo caso tuttavia, l’approccio diretto, divertente, intelligente e trasparente di Zafón ha reso la parola ascoltata un percorso di scoperta nel labirinto dei suoi spiriti.

Qui, Carlos Ruiz Zafón all’incontro organizzato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con T- Fondaco dei Tedeschi:

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Con il suo passo veneziano viaggia ovunque. E senza un libro con sé, non sarebbe lei.