Xabier Iriondo racconta “Irrintzi”

La nuova stagione discografica indipendente italiana si apre all’insegna di un avvento gradito, quello di Xabier Iriondo.

Eclettico autore e polistrumentista, rientrato due anni fa nell line-up degli Afterhours che fondò, da chitarrista, insieme a Manuel Agnelli, l’artista italo-basco si presenta al pubblico di intenditori con un disco da solista, il primo della sua carriera ventennale, intitolato “Irrintzi”.

In lingua basca, il titolo rappresenta un urlo stridente, sonoro e prolungato, di un solo fiato, ovvero il disco.

Nove, in tutto, le tracce che lo compongono, tra musica tradizionale basca, rock e sue possibili derive e, soprattutto, tanta, davvero tanta, sperimentazione.

“Irrintzi”, infatti, è soprattutto un disco d’avanguardia, una produzione complessa che mette in luce quanto Iriondo nel suo percorso musicale non abbia mai scelto la via più facile, perseguendo invece territori inesplorati con una disinvoltura che finisce col rendere gli stessi accessibili ai più.

Una missione quasi didattica, mai scontata e sempre affascinante, dalla quale oggi è promanato un disco che, al contempo, permette a Iriondo di omaggiare le sue radici, musicali e culturali, e di costruire passo dopo passo, di traccia in traccia, la forma canzone, partendo da suoni, distorcendoli per arrivare al risultato finale, in questo caso una cover di John Lennon, “Cold Turkey”, suonata insieme ai ritrovati compagni di viaggio Afterhours.

Un viaggio perverso e affascinante nella mente di un musicista vero, che conosce la musica e per questo da destrutturarla, scomporla nei suoi elementi fondanti per poi ricostruirla a suo modo.

E la chiacchierata con Xabier Iriondo conferma le percezioni dell’ascolto:

 

Xabier Iriondo all’esordio da solista. Essendo un disco del tutto indipendente e assolutamente non commerciale, di sicuro è frutto di un’esigenza espressiva: quale?

Quella di ideare, concepire in solitaria un lavoro con due anime… una legata alla ricerca musicale e l’altra legata all’entertainment (sporco e destrutturato). Vestendo il tutto con una grafica legata alla mia persona sotto il profilo dei contenuti e dell’espressione artistica.

Ciò che ha da sempre caratterizzato la tua attività musicale è la sperimentazione, “Irrintzi”, invece, a mio avviso risponde più alla manipolazione del suono, giusto?

Sperimentare, manipolare, distruggere, ricostruire sono modi per affrontare vari percorsi artistici, nel campo delle arti figurative ed anche nella musica. Con “Irrintzi” ho proseguito nel mio percorso di ricerca timbrica manipolando e sporcando suoni, storpiando ritmi, stropicciando note, destrutturando canzoni e brani strumentali.

E in particolar modo emerge la tendenza alla distorsione…

Distorcere chitarre, voci, batterie, strumenti etnici con effetti a pedale artigianali è una passione che mi accompagna da anni, come se stessi “saturando” con svariate lampade la quantità di luce che i nostri occhi vedono … per “sentire” diversamente, con un filtro … il mio!

Xabier, le tue origini basche in questo disco emergono fin dal titolo ma non solo, visti alcuni passaggi campionati in lingua, ma di quelle italiane sembra non esserci traccia?

I passaggi in lingua basca non sono campionati ma cantati da me, per la prima volta mi sono cimentato a registrare la mia voce in basco. In italiano c’èil titolo di un brano strumentale con due grandi contributi, uno di Gianni Mimmo (sax soprano) ed uno di Paolo Tofani (chitarra synth), storico chitarrista degli AREA, “Il cielo sfondato”.

Tutte italiane tranne una, invece, le collaborazioni, che sono anche tante…

Mio padre racconta in “Gernika eta Bermeo” la vicenda del bombardamento a tappeto di Gernika da parte dei nazisti, Gaizka Sarrasola suona strumenti della tradizione basca su “Elektraren Aurreskua”, Paolo Tofani e Gianni Mimmo si cimentano con due distinti soli su “Il cielo sfondato”, Roberto Bertacchini canta e Cristiano Calcagnile suona la batteria su “Preferirei piuttosto …”, Paolo Saporiti canta in “Reason to Believe”, Bruno Dorella suona la batteria e Stefania Pedretti canta in “The Hammer” ed infine Manuel Agnelli, Roberto Dell”Era e Giorgio Prette suonano su “Cold Turkey”. Volevo che il disco, anche se concepito, registrato e mixato da me avesse il sapore di qualcosa di “corale” , soprattutto nella parte delle “covers”. Farmi accompagnare da alcuni amici che potessero valorizzare singole parti mi è sembrata la cosa naturale e giusta da farsi.

Nove brani, abbiamo detto, all’insegna della manipolazione. L’ultimo, però, omaggio a Lennon, assume la tradizionale e definitiva forma canzone. Quasi come se tutto ciò che c’è prima equivalesse a un processo costruttivo del rock, anche se, al contempo, se il disco suonasse al contrario potrebbe anche corrispondere a un’opera decostruttiva?

“Irrintzi” racchiude la mia personale visione musicale, rock decostruito e non, sperimentazioni folky ed elettro, “Cold Turkey” chiude l’album con un finale deragliante ed allucinante dopo una struttura da forma canzone tradizionale … pensavo potesse essere il giusto finale di questo avventuroso viaggio tra svariati mari in tempesta.

Insomma “Irrintzi” può essere considerato un concept?

Sì, che narra le passioni di ricerca e di gioco di un chitarrista che nell’album avrà suonato si e no la chitarra per non piu’ di 5 minuti in totale.

Tra l’altro la cover di Lennon l’hai suonata con gli After, che bel ritorno è stato il tuo sul palco con Manuel: nel tour di “Padania” balza all’occhio il fatto che l’intesa è tornata grandissima, o forse non è mai finita…

Diciamo che l’intesa che c’è ora tra i membri degli Afterhours non c’è mai stata nel passato, sia sotto il profilo umano, che musicale.

Xabier, chiudiamo con un gioco di F052, “Soundtrack”, un artista e le dieci canzoni colonna sonora della sua giornata ideale (con una piccola motivazione).

Bruce Springsteen con l’intero album “Born to Run” … perché è uno dei più grandi performer e trascinatori di folle che io abbia mai visto! … in Born to Run e’ riuscito a soli 25 anni a trasferire l’immaginario del sogno americano (narrato centinaia di volte in libri e pellicole cinematografiche) e la fuga da esso con una naturalezza e consapevolezza davvero rare.

 

“Irrintzi” esce per Wallace Records, Phonometak, Santeria, Long Song  Records, Brigadisco e Paintvox.

Il disco sarà accompagnato da un’unica e imperdibile performance live (con vari ospiti) il 13 Ottobre presso la cascina Torchiera di Milano.

 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.