Yo Yo Mundi: una band “resistente”

 

 

Tornano live sui palchi italiani gli Yo Yo Mundi, storica band italiana di folk-rock, forti di una carriera quasi venticinquennale nel corso della quale sono stati capaci di reinventarsi costantemente, toccando con mano non solo la musica, viste le contaminazioni con cinema, teatro e letteratura, ed evolvendosi costantemente da una dimensione più combat-folk ad una maggiormente cantautorale, ma senza mai dimenticare l’impegno civile, politico e ambientalista che, come emerge dalla chiacchierata-intervista con il disponibilissimo e affabile cantante-chitarrista, Paolo Enrico Archetti-Maestri, è un percorso irrinunciabile su cui è innestata l’attività della band.

Dalla fine del Consorzio Produttori Indipendenti e della relativa scena, di cui avete fatto egregiamente parte, sono passati ormai 12 anni, cos’è cambiato da allora nella musica italiana?

E’ cambiata tanto l’Italia. All’epoca, negli anni ’90, ci fu un movimento di band che, se pure stilisticamente eterogenee tra loro, condividevano una visione di “collettivo” e avevano la fortuna di poter contare su un pubblico straordinario che li seguiva ovunque, senza puzza sotto il naso, con una grande disponibilità all’ascolto e tanta curiosità. Ecco, oggi la grande assente, in Italia, è la curiosità, ma mancano anche gli spazi, che invece andrebbero pretesi dai grandi enti pubblici che vivono grazie ai nostri voti e ai nostri contributi. Noi, nonostante questo, permettiamo che calpestino l’arte, la cultura, la scuola, che portino l’Italia al disastro, senza molta voglia di reagire in modo unitario, forte, con una grande energia. Noi, pertanto, ci auguriamo che l’Italia cambi e che tutte le persone che hanno a cuore un mondo migliore si uniscano e rovescino questo stato delle cose, per tornare alla meraviglia degli anni ’90.

La rete in questo percorso di ri-emancipazione musicale e culturale in genere può essere d’aiuto o è invece un ostacolo?

La rete non risolve certamente i problemi. Molte realtà web alzano degli altri steccati, in quanto si diventa parte di tante chiese, piccole o grandi che siano: pensiamo a Facebook o, prima, a Myspace. La cosa terrificante è che la maggior parte degli artisti presenti sulla rete pensa esclusivamente a fare pubblicità a sé stessa; noi, invece, sogniamo delle cose differenti, come la possibilità, meravigliosa, che ci da anche la rete, di muovere il pensiero, di generare delle scintille di creatività che non siano qualcosa soltanto per gli Yo Yo Mundi o per il loro pubblico ma per tutte le persone che vogliono vivere divertendosi senza mai smettere di pensare, anche attraverso la musica e l’arte in generale. La risposta quindi è: internet potrebbe essere una bellissima prateria piena di cavalli liberi e selvaggi ma, purtroppo, come tante altre situazioni, noi stessi anziché guardare il futuro ci soffermiamo sulla punta del nostro pisello e così finiamo col ripiegarci su noi stessi.

Nelle vostre canzoni spesso si raccontano episodi che rimandano al periodo fascista: secondo gli Yo Yo Mundi, con un’accezione più ampia del termine, oggi siamo in una fase di ricorso storico da questo punto di vista?

Bisogna sempre stare molto all’erta perché, se ci pensiamo, con altre modalità rispetto al passato, quello di oggi è un fascismo insufflante, in doppio petto. Se, per esempio, in questo momento, io, te e gli amici che sono qui, e che hanno preso parte al concerto, accendessimo una radio, sintonizzandoci sui grande network, ascolteremmo, con cadenza periodica, sempre gli stessi dieci pezzi, non di più. Questo è un modo di fare fascismo a livello mediatico: le multinazionali ti impongono la moda così come le canzoni del momento e noi a tutto questo non ci ribelliamo. Negli anni ’70 ci fu una ribellione allo stato delle cose, basti pensare alla nascita delle radio libere. In quel periodo la vita e l’arte erano orizzontali: potevi ascoltare gli Abba, Orietta Berti ma anche Guccini, De André o i Fairport Convention piuttosto che altre band. Questo accadde anche, più o meno, negli anni ’80 ma ad un certo punto l’imbuto si è ristretto e ad un certo punto c’è stato soltanto più spazio per il mercato. Noi ci facciamo schiacciare ogni giorno dal mercato e non facciamo niente, o facciamo poco, perché questo non accada. Mi viene in mente la favola del colibrì: la foresta sta bruciando, tutti gli animali scappano, l’ultimo a scappare è il leone perché ha la pena nel cuore per il suo regno in fiamme. Nella fuga, il re della foresta vede arrivare un piccolo uccellino in direzione contraria e gli chiede “cosa stai facendo colibrì? Non andare oltre, il fuoco di ucciderà!”, il colibrì però, svelando una goccia d’acqua nel suo becco, risponde: “io faccio la mia parte!”. 

Ognuno di noi ha una goccia d’acqua nel becco: noi già facciamo la nostra parte, voi iniziate a fare la vostra. Dobbiamo mettere in moto questo meccanismo meraviglioso che ci può portare a riappropriarci della gioia di vivere.

Intanto, in questo 2011, quali sono i programmi degli Yo Yo Mundi?

Il 21 marzo, nel primo giorno di primavera, è uscito il nostro nuovo disco, “Munfrà”, che vuol dire Monferrato. Ci siamo guardati indietro per guardare avanti. Paolo Conte, autore della prefazione del disco, nella lettera di accompagnamento ha scritto che siamo riusciti a toccare il passato e che questo equivale a toccare il futuro. Crediamo veramente che niente sarà più come prima dopo questo disco; più che l’ultimo, preferiamo definirlo come il primo di una nuova storia. Abbiamo cercato di cantare, oltre che in italiano, anche in arabo, con l’aiuto dei Radiodervish e anche nel nostro dialetto monferrino, nel suono di questa nostra terra abbiamo voluto cercare qualcosa che fino ad oggi era rimasto nascosto. In buona sostanza abbiamo fatto un disco a chilometri zero che però andrà molto lontano. 

Nel frattempo continuiamo ad andare in giro con i nostri spettacoli: a cavallo della settimana resistente, ad esempio, porteremo in giro il nostro spettacolo “Resistenza, la banda Tom e altre storie partigiane”; stiamo facendo un lavoro sulla favola del colibrì con una scuola e con le botteghe del commercio equo-solidale. Diciamo che non ci annoiamo, questo è certo, e poi, se volete tenervi informati sulle nostre attività, consultate il nostro sito internet completamente rinnovato, www.yoyomundi.it, dove troverete anche il modo per interloquire con noi attraverso le pagine dei social-network che curiamo direttamente noi, senza filtri o intermediari.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>